Ritrattamento canalare a Pisa
Si riapre un lavoro fatto da altri anni fa, si cerca il motivo per cui non ha retto e si richiude: le seconde volte le segue il Dott. Cristiano Spallanzani, in Via Carducci a Ghezzano.
Si riapre un lavoro fatto da altri anni fa, si cerca il motivo per cui non ha retto e si richiude: le seconde volte le segue il Dott. Cristiano Spallanzani, in Via Carducci a Ghezzano.
Questa pagina spiega il ritrattamento canalare a chi ha già un elemento curato che ha ripreso a dare segnali: perché una terapia vecchia cede, quali sono gli indizi, che cosa comporta riaprire un lavoro già fatto, quante sedute servono, che cosa si può dire onestamente sulla riuscita, quando la strada giusta diventa un'altra e come si legge il preventivo. In coda, i casi che arrivano più spesso a Ghezzano.
Se stai leggendo questa pagina hai quasi sempre una di queste due cose: un'ombra segnalata su una lastra di controllo, oppure un elemento curato tanti anni fa che è tornato a farsi sentire mordendo. In entrambi i casi la domanda è la stessa, e riguarda una decisione: si riapre o si toglie?
Il ritrattamento è la seconda possibilità di un lavoro già eseguito. Se invece nessuno ha mai toccato l'interno di quell'elemento, la pagina da leggere è quella della devitalizzazione.
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Vuol dire smontare una terapia già fatta: togliere ciò che copre, rimuovere il vecchio materiale dall'interno delle radici, ripulire lo spazio fino alla punta e richiuderlo con un sigillo nuovo.
La differenza con la prima cura è di ordine: prima bisogna disfare, poi si può fare. Disfare richiede tempo, ed è spesso la parte più delicata dell'appuntamento.
Sopra ci può essere una corona, un perno cementato, una ricostruzione ampia. Ogni strato va rimosso senza indebolire quello che resta, e a volte la copertura si sacrifica per arrivare sotto.

Quasi mai per un errore clamoroso. Nella maggior parte dei casi rientrano batteri da sopra, attraverso un bordo che ha ceduto, oppure è rimasta una zona non raggiunta dalla prima pulizia.
L'anatomia interna delle radici non è un tubo: sono ramificazioni sottili, spesso curve. Un canale accessorio non visto vent'anni fa, con gli strumenti di allora, resta una riserva di batteri che lavora al rallentatore.
L'altra causa è più banale e più frequente: la saliva. Se il restauro sopra ha una fessura, l'infiltrazione scende giorno dopo giorno e il sigillo interno, per quanto ben fatto, viene aggirato.

In anestesia locale e con il campo isolato dalla diga, esattamente come la prima volta. Cambia la durata: qui si va spesso oltre l'ora e mezza, perché la rimozione del vecchio materiale non ha tempi prevedibili.
Un perno ben cementato può richiedere mezz'ora da solo e va sfilato con la mano ferma: forzare significa incrinare la radice che si sta cercando di salvare. Se il rischio è alto, lo diciamo prima.
Quando l'infezione è di vecchia data si lascia una medicazione dentro per una o due settimane e si richiude alla seduta successiva. Non è un rallentamento burocratico: è il tempo che serve al disinfettante per lavorare.

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In genere due appuntamenti, più quello per il restauro. Sulla riuscita si può dire una cosa sola e onesta: le probabilità sono buone ma inferiori a quelle di una prima cura, e nessuno serio garantisce un esito.
Quello che sposta l'ago è la struttura sana rimasta e lo stato dell'osso attorno alla punta. Una lesione ampia si riassorbe lentamente e i controlli si spalmano su sei e dodici mesi.
Se al controllo l'osso sta ricostruendo, la strada era giusta. Se a un anno la situazione è identica, si riapre il discorso: non si aspetta in silenzio che il sintomo torni.

Si mettono su un foglio due colonne: che cosa costa e quanto dura tenere quello che hai, che cosa costa e quanto dura sostituirlo. Poi si guarda quale delle due parte da basi più solide.
Conservare ha un vantaggio che nessuna sostituzione replica: la radice naturale è legata all'osso da un legamento che sente il carico e lo distribuisce. Finché è integra, insistere ha senso.
Quando invece la struttura sopra la gengiva è quasi sparita, quando l'osso di sostegno è già consumato, quando la radice mostra una linea di frattura, la sostituzione è la scelta che evita di pagare due volte. Se ne parla con il Dott. Edoardo Palla, nella stessa sede.

Resta la chirurgia della punta della radice, che si affronta solo quando la via dall'interno è già stata percorsa bene e la lesione non regredisce. Non è il primo passo, è l'ultimo prima della rimozione.
Si accede dall'esterno, si rimuove l'apice interessato e si sigilla da lì. È un intervento breve, in anestesia locale, che qui segue il Dott. Edoardo Palla, iscritto all'Albo degli Odontoiatri di Pisa dal 2004.
Prima di arrivarci si guarda la zona con la TAC Cone Beam 3D disponibile in sede, perché serve sapere esattamente dove finisce la radice e che cosa le sta accanto. È la differenza fra un intervento mirato e uno esplorativo.

Deve distinguere quattro cose: la rimozione di quello che c'è sopra, il lavoro dentro le radici, il restauro nuovo e i controlli nel tempo. Un totale unico non ti permette di capire che cosa stai comprando.
Va messo per iscritto anche il piano B. Se in seduta emerge una frattura che le immagini non mostravano il percorso cambia, ed è corretto saperlo prima, non con la bocca aperta.
Gli importi delle singole voci stanno nella pagina dei prezzi della devitalizzazione. Se hai già un preventivo di un altro studio, portalo insieme alle lastre: confrontare due ipotesi è legittimo e utile.

Il Dott. Cristiano Spallanzani, che qui si occupa di conservativa, endodonzia e chirurgia orale. È lui a valutare le immagini, a riaprire e a rivederti ai controlli programmati.
Avere la radiologia nella stessa struttura fa sì che la decisione non si spezzi: lastra, valutazione e piano scritto stanno nello stesso passaggio, in Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano, fuori dalla ZTL.
Il quadro completo della branca sta nella pagina madre dell'endodonzia. Chi non è mai stato qui parte dalla prima visita, perché un lavoro che ha ceduto raramente è l'unica cosa da guardare.

La più tipica è un uomo sui cinquantacinque che arriva da Cascina o da Navacchio, uscita Pisa Nord-Est della FI-PI-LI. Ha una corona messa vent'anni fa e una bollicina sulla gengiva che torna ogni autunno. Non fa male, e per questo è rimasta lì.
La seconda è una signora di Calci o della Valgraziosa che sta per iniziare un lavoro protesico e scopre, in una lastra d'insieme, un'ombra sotto una radice già trattata. Qui la scelta è di sequenza: si sistema sotto prima di costruire sopra.
La terza è chi si è trasferito a Pisa da poco e porta con sé una storia clinica fatta altrove: arriva con le lastre in una busta e chiede una valutazione indipendente. Quelle immagini dicono come stava la stessa zona qualche anno fa.

Riaprire ha senso solo se c'è qualcosa da salvare. Sono quattro le situazioni in cui lo diciamo subito, con le immagini davanti, invece di far partire un percorso che si ferma a metà.






Un'otturazione o una devitalizzazione hanno un prezzo per dente, che dipende da quanto dente resta e da quanti canali ha.
Il preventivo è scritto e ti viene consegnato al termine della prima visita, prima che inizi qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende e in quante sedute si svolge.
Per i trattamenti che si sviluppano in più fasi il pagamento segue le fasi, secondo quanto concordato prima di iniziare. Le spese odontoiatriche sono detraibili nella dichiarazione dei redditi nella misura prevista dalla legge, con fattura e pagamento tracciabile.
I prezzi di listino dei trattamenti principali sono pubblicati nella [pagina dei prezzi](/prezzi/): il preventivo scritto resta l'unico documento che vale per il tuo caso.
050 9910086 · Rispondiamo Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00
Un consulto per ritrattamento canalare a Pisa: la visita serve a capire, non a decidere per te. Parlarci non ti impegna.
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Si valuta, ma le probabilità scendono a ogni giro e la struttura residua è sempre minore. In questi casi si mette a confronto seriamente l'ipotesi chirurgica e quella della sostituzione.
A volte sì, se è integra e ben adattata: si fora, si lavora attraverso il foro e si richiude. Se il bordo perde o la ricostruzione sotto è compromessa, conviene rifarla: riutilizzarla significherebbe ripartire con lo stesso difetto.
No. Se è corto e cementato in modo tradizionale si rimuove con buone probabilità; se è lungo e in fibra incollata la manovra è più rischiosa. Quando il rischio supera il beneficio lo si dice prima di iniziare.
In genere si aspetta qualche settimana con un restauro di prova, il tempo di verificare che i sintomi siano spenti. Solo allora si prende l'impronta per il lavoro finale.
Nella maggior parte dei casi l'osso ricostruisce, ma lentamente: si rivaluta a sei e a dodici mesi. Una zona che resta identica dopo un anno va riconsiderata, non ignorata.
Non di regola. Serve in presenza di gonfiore diffuso o in specifiche condizioni di salute, e lo decide il medico dopo aver visto. Da solo non raggiunge l'interno di una radice già trattata.
Non necessariamente. L'anestesia è la stessa; quello che cambia è la durata della seduta. Nei due giorni successivi un indolenzimento mordendo è frequente e si attenua da solo.
Sì, e un'infezione attiva lasciata correre comporta più rischi dell'intervento. Si scelgono il trimestre e la posizione più comoda e si concordano le precauzioni, segnalandolo quando prenoti.
Incide sulla guarigione dei tessuti e sulla velocità con cui l'osso ricostruisce. Non è un divieto, è un fattore che va messo sul tavolo insieme agli altri quando si valutano le probabilità.
Sì, ed è la cosa più utile che puoi fare. Una lastra di cinque anni fa accanto a una di oggi mostra se la lesione è stabile o in crescita, e quel confronto cambia la decisione.
L'infezione resta e continua a consumare osso in silenzio, spesso senza sintomi per anni. Il rischio non è il dolore: è arrivare al momento della scelta con meno osso di quanto ne serve per qualunque soluzione.
Si telefona allo 050 9910086 o si scrive su WhatsApp al 351 8207758, portando le immagini che hai già. Lo studio riceve dal lunedì al sabato mattina in Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano.
Le altre pagine dello studio di Ghezzano su questo tema, con il medico che le segue.