Parodontologo a Pisa
Una malattia che non fa male fino a quando non è tardi: si misura in millimetri, si ferma con la cura e si tiene ferma con i richiami. Firma il Dott. Edoardo Palla, Direttore Sanitario.
Una malattia che non fa male fino a quando non è tardi: si misura in millimetri, si ferma con la cura e si tiene ferma con i richiami. Firma il Dott. Edoardo Palla, Direttore Sanitario.
Questa pagina spiega cosa fa il parodontologo a Pisa nello studio di Via Carducci a Ghezzano: come distinguere una gengiva che si irrita da una che sta perdendo attacco, che cosa viene misurato alla prima visita e perché i numeri vengono scritti, cosa accade davvero rimandando la cura di qualche anno, come sono fatte le sedute e quante ne servono, quando un elemento mobile si tiene e quando conviene programmarne la sostituzione. In coda: chi arriva in studio e con che cosa, il percorso in tre passi e le domande dei pazienti.
Chi cerca un parodontologo a Pisa ha quasi sempre in mente una scena precisa: lo sputo rosa nel lavandino, un incisivo che sembra più lungo di prima, uno spazio nero comparso fra due denti che prima combaciavano. Vuole sapere due cose: quanto è grave, e che cosa gli costa in tempo e in sedute.
Qui trovi le risposte in quest'ordine, senza l'elenco dei batteri. La parodontite si comporta come un cedimento lento delle fondamenta: non fa male, non si vede allo specchio, e il conto arriva tutto insieme.
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Quando il problema è sceso sotto il bordo della gengiva: l'igiene professionale pulisce ciò che si vede e si raggiunge, la cura parodontale lavora dove lo strumento entra alla cieca lungo la radice.
La distinzione non è una gerarchia di bravura, è una questione di profondità. Finché l'infiammazione riguarda solo il bordo, il tessuto torna com'era: è reversibile. Quando l'attacco si stacca dalla radice e si forma un solco profondo, quel millimetro non si riforma da solo.
La differenza si stabilisce con uno strumento graduato, non a occhio e nemmeno per sensazione. Ecco perché una seduta di igiene professionale non sostituisce una valutazione dedicata, e perché la valutazione va fatta prima e non dopo.

Stai vedendo una ferita aperta che reagisce al contatto. Un tessuto sano sopporta lo spazzolino senza colorare il lavandino, come la pelle di un avambraccio sopporta un asciugamano.
La reazione istintiva è sbagliata quasi in ogni caso: si alleggerisce il gesto proprio nel punto che sanguina, quel punto si sporca di più, l'irritazione cresce e il sangue aumenta. Il cerchio si chiude, e in sei mesi la zona è la peggiore della bocca.
Chi fuma va avvisato di una cosa poco conosciuta: la nicotina restringe i vasi e toglie il sanguinamento. Il segnale sparisce mentre il danno prosegue, e per questo un fumatore arriva in media più tardi e in condizioni peggiori.

Sei punti attorno a ciascun elemento, con una sonda graduata, annotando ogni valore in millimetri: alla fine della visita hai una mappa numerica, non un'impressione.
Quella mappa è il documento che rende verificabile tutto il resto. Alla rivalutazione si ripete la stessa misura negli stessi punti e si confronta: dove i numeri scendono la cura ha funzionato, dove restano alti si cambia strategia in quel settore e solo lì.
Insieme alle misure servono radiografie che mostrino il livello del supporto, perché il millimetro perso in altezza si vede solo lì. In sede ci sono la radiografia panoramica e l'esame tridimensionale, quindi la visita non si spezza in giornate diverse.
Nella stessa seduta registriamo fumo, valori della glicemia, terapie in corso e storia familiare. Non è burocrazia: cambiano la risposta ai trattamenti e la distanza fra un richiamo e l'altro, e cambiano anche quello che possiamo promettere e quello che non possiamo.

Non rimandare la valutazione: raccontaci il tuo caso e ricevi un piano di cura scritto, con le alternative possibili.
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Perdi supporto, e il supporto non torna. Chi rimanda non resta fermo: scivola, e la differenza fra intervenire adesso e fra tre anni si misura in denti.
Il calcolo onesto è questo. Curare oggi significa un ciclo di sedute e poi controlli periodici. Rimandare significa spesso arrivare a estrazioni, spazi da riempire e manufatti protesici: un impegno maggiore di tempo, di sedute e di spesa, per un risultato funzionale inferiore a quello che avresti avuto tenendo i tuoi elementi.
C'è poi la parte che riguarda il resto del corpo. Un'infiammazione cronica in bocca non resta confinata in bocca: chi ha il diabete fatica di più a tenere i valori, e la cura delle gengive lavora nella stessa direzione del medico curante.

Per settori, in anestesia locale, di solito in due o quattro appuntamenti ravvicinati, con una rivalutazione a distanza di qualche settimana.
Si lavora lungo la superficie della radice, sotto il bordo, rimuovendo depositi duri e pellicola batterica finché la superficie torna liscia. La gengiva, trovando una superficie pulita, può riaderire e il solco si accorcia. Come si svolge la singola seduta e che cosa si sente è descritto nella pagina sul curettage gengivale.
Dopo qualche settimana si rimisura tutto. La maggior parte dei casi si chiude qui, e si passa al mantenimento. Per i pochi punti rimasti profondi si valuta un intervento mirato in quella zona: mirato significa lì, non in tutta la bocca.
Chi arriva da Cascina, Calci o Vecchiano concorda appuntamenti ravvicinati nella stessa settimana, per chiudere il ciclo senza moltiplicare i viaggi verso Ghezzano.

Dipende da quanto sostegno resta sotto. Una mobilità comparsa da poco, in una bocca curata, spesso rientra; un elemento con la radice quasi scoperta è un altro discorso.
Diciamo con chiarezza a quale dei due gruppi appartiene il tuo caso, perché tenerlo in vita a ogni costo può costare caro: un elemento senza prognosi consuma il supporto vicino, e quel supporto servirà a chi lo sostituirà.
Quando la sostituzione diventa la strada sensata, l'ordine non si discute: prima si spegne la malattia, poi si costruisce. Le condizioni per avvitare titanio in una bocca che ha avuto la parodontite stanno nella pagina sugli impianti dentali, e la prima di tutte è che la mappa millimetrica sia rientrata.

Perché la colonia batterica si riforma sempre, in tutti: la differenza fra chi mantiene il risultato e chi lo perde sta nella distanza fra un appuntamento e il successivo.
L'intervallo non è uguale per tutti e non si copia da un opuscolo: si stabilisce sulla tua mappa alla rivalutazione, si stringe se i numeri risalgono e si allarga se reggono. Chi salta due anni di controlli torna quasi sempre al punto di partenza, e la seconda volta si riparte con meno supporto della prima.
In ogni richiamo si rimisura, si ripulisce sotto il bordo dove serve e si corregge il gesto casalingo nei punti che restano sporchi. Vedere sulla propria bocca dove lo spazzolino non arriva cambia il modo di lavarsi i denti molto più di qualsiasi raccomandazione generica.

Il Dott. Edoardo Palla, Direttore Sanitario, iscritto all'Albo degli Odontoiatri di Pisa con il numero 427 dal settembre 2004.
Segue personalmente le cure delle gengive e i richiami che le seguono, ed è la stessa persona che valuta eventuali sostituzioni: la continuità conta, perché chi ha scritto la prima mappa riconosce subito un numero che cambia direzione.
Lo studio è in Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano, comune di San Giuliano, dal 2011: fuori dalla ZTL, con parcheggio davanti. Se hai già una diagnosi ricevuta altrove e vuoi una seconda lettura, portala alla visita dentistica insieme alle radiografie.

La prima è quasi sempre una scoperta laterale. Una persona di Ghezzano o di Porta a Lucca viene per un dente che reagisce al freddo; la sonda gira e trova solchi profondi in quattro settori, mai sospettati, mai dolorosi. Va detto lì, con i numeri sotto gli occhi, altrimenti non ci crede nessuno.
La seconda arriva dagli incisivi inferiori. Uomini e donne fra i cinquanta e i settanta, spesso pendolari verso Pisa o Cascina, che si lavano i denti tutti i giorni da sempre e non si spiegano perché proprio loro. La spiegazione mette insieme predisposizione familiare, fumo e vent'anni senza una misurazione.
La terza è la richiesta sbagliata: qualcuno telefona per far togliere un dente che balla e sostituirlo. Quasi sempre quel dente è il sintomo e non la causa, e la risposta corretta è rimettere in ordine la bocca prima di decidere il suo destino, anche quando allunga i tempi.

Il ciclo sotto il bordo risolve la maggioranza dei casi, non tutti. Queste sono le eccezioni, dette prima di cominciare e non a metà strada.






Visita, panoramica e TAC hanno un prezzo per esame, scritto nel listino; il resto si decide solo dopo averli letti.
Il preventivo è scritto e ti viene consegnato al termine della prima visita, prima che inizi qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende e in quante sedute si svolge.
Per i trattamenti che si sviluppano in più fasi il pagamento segue le fasi, secondo quanto concordato prima di iniziare. Le spese odontoiatriche sono detraibili nella dichiarazione dei redditi nella misura prevista dalla legge, con fattura e pagamento tracciabile.
I prezzi di listino dei trattamenti principali sono pubblicati nella [pagina dei prezzi](/prezzi/): il preventivo scritto resta l'unico documento che vale per il tuo caso.
050 9910086 · Rispondiamo Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00
Un consulto per cura della parodontite a Pisa: la visita serve a capire, non a decidere per te. Parlarci non ti impegna.
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No, è l'errore più diffuso. Il sangue segnala che quel punto è infiammato perché è sporco: alleggerendo il gesto lo si sporca di più. Va però capito da cosa dipende, quindi il passaggio giusto è una valutazione con la sonda.
In situazioni selezionate si interviene per rigenerarne una parte, ma non è la regola e non si promette in partenza. L'obiettivo realistico è fermare la discesa e conservare quello che c'è ancora.
Dipende dai tuoi numeri e da come rispondi. L'intervallo si fissa alla rivalutazione e si corregge nel tempo: si stringe se le misure risalgono, si allarga se reggono per più controlli consecutivi.
Si lavora in anestesia locale, quindi durante la seduta no. Nei giorni seguenti la gengiva può essere sensibile e i colletti scoperti possono reagire al freddo: è una fase di passaggio che si attenua.
I batteri passano con la saliva, la malattia no: dipende soprattutto dalla risposta individuale e dai fattori di rischio. In una coppia ha comunque senso che entrambi facciano un controllo con la sonda.
Dipende da quanto sostegno resta. Una mobilità recente in una bocca appena curata spesso rientra; una radice quasi scoperta ha poche prospettive. Te lo diciamo con i numeri davanti, non con una formula generica.
Sì, ma solo a malattia spenta e con un programma di controlli accettato. Avvitare titanio in una bocca infiammata espone a un'infiammazione attorno alla vite, che è il modo più comune di perdere il lavoro.
Sì, due volte: riduce la risposta ai trattamenti e toglie il sanguinamento, cioè il segnale che avrebbe portato in studio prima. Non è un giudizio morale, è un dato che serve per stimare il risultato.
La pulizia professionale lavora su quello che si vede e si raggiunge sopra il bordo. Il curettage lavora lungo la radice, sotto il bordo, in anestesia: la pagina dedicata spiega la seduta nel dettaglio.
A intervalli decisi sul caso, non a ogni appuntamento. Servono a confrontare il livello del supporto con la volta precedente, e questo confronto ha senso solo a distanza di tempo adeguata.
Non necessariamente. L'arretramento del bordo indica che il processo è in corso da tempo, ma il momento buono per fermarlo è comunque il primo in cui te ne accorgi. La misurazione dirà quanto margine c'è.
No. Un collutorio agisce sulla superficie e per un periodo limitato, mentre i depositi duri sotto il bordo si tolgono solo meccanicamente. Eventuali prodotti si prescrivono come supporto, non come sostituto.
Spesso sì: le tasche profonde ospitano batteri che producono composti maleodoranti, e chi ne soffre non se ne accorge da solo. Quando la causa è quella, l'odore cambia già dopo il primo ciclo di cura.
Il ciclo iniziale si concentra in poche settimane, la rivalutazione arriva dopo circa un mese o due. Il mantenimento invece non ha una fine: è la parte che accompagna gli anni successivi, a cadenza personale.
Le altre pagine dello studio di Ghezzano su questo tema, con il medico che le segue.