Ortodonzia a Pisa
Fotografie, scansione delle arcate e radiografie in sede prima di qualsiasi proposta: il piano si legge seduti, con le alternative scritte accanto. Segue la Dott.ssa Anna Samaritani.
Fotografie, scansione delle arcate e radiografie in sede prima di qualsiasi proposta: il piano si legge seduti, con le alternative scritte accanto. Segue la Dott.ssa Anna Samaritani.
Questa pagina spiega come si imposta un percorso di ortodonzia a Pisa nello studio di Via Carducci a Ghezzano: come capire se stai spostando i denti per come si vedono o per come si incontrano, a che età portare un figlio alla prima valutazione, a quali condizioni ha senso da adulti, che cosa serve per studiare un caso prima di proporre un dispositivo, come si sceglie fra attacchi incollati e mascherine, quanto impegno quotidiano richiede e perché il pezzo finale, la contenzione, è quello che conserva il lavoro. In coda: chi arriva in studio, il percorso in tre passi e le domande più comuni.
Chi cerca ortodonzia a Pisa arriva quasi sempre da una di queste due frasi: «i denti davanti si sono accavallati» oppure «mi hanno detto che il morso non è corretto». Sono due domande diverse, e meritano risposte diverse: la prima riguarda quello che vedi, la seconda quello che i denti si fanno l'un l'altro ogni volta che mangi.
Prima di parlare di dispositivi conviene mettere in chiaro il criterio con cui si sceglie. Questa pagina serve a questo; le tre strade hanno ciascuna la propria pagina, e ci arriviamo dopo aver spiegato come si decide.
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Quasi sempre per tutt'e due, ma l'ordine con cui le due ragioni pesano cambia il piano, la durata e perfino la decisione di non fare nulla.
Chi arriva per il sorriso guarda sei denti: quattro incisivi e due canini superiori. Chi arriva mandato da un collega guarda i contatti posteriori, dove si scarica la forza della masticazione. La valutazione tiene insieme le due cose: un allineamento gradevole che non regge il carico dura poco.
A volte la ragione funzionale è netta e si spiega subito: smalto consumato in punti precisi, gengive che arretrano su un dente fuori arcata, cibo che si incastra sempre nello stesso spazio, mandibola che devia per chiudere.

Intorno ai sei o sette anni, quando spuntano i primi molari e gli incisivi permanenti: non per mettere un dispositivo, ma per sapere se e quando servirà.
A quell'età le ossa crescono ancora, ed è l'unico momento in cui si può influire sulla forma delle basi e non solo sulla posizione dei denti. Un palato stretto, un morso incrociato, un'abitudine che spinge in avanti gli incisivi si riconoscono presto e si correggono con poco.
L'esito più frequente della prima valutazione non è un preventivo: è un appuntamento di controllo fra dodici mesi. Lo diciamo ai genitori senza giri di parole, perché iniziare troppo presto allunga il percorso senza aggiungere nulla. Le indicazioni per quell'età stanno nella pagina sull'ortodonzia dei bambini.
Il momento in cui questi segnali emergono di solito è il controllo semestrale: la valutazione della crescita fa parte del lavoro del dentista pediatrico, e da lì nasce l'invio all'ortodontista.

Sì, senza limiti di età anagrafica, ma a due condizioni non negoziabili: gengive sane e denti curati prima di applicare qualunque forza.
In una bocca adulta le basi non crescono più: si sposta il dente, non lo scheletro. Il risultato ottenibile va quindi definito prima, con onestà, e messo per iscritto insieme a quello che non si otterrà senza un intervento diverso.
La seconda differenza è che la bocca ha una storia: otturazioni, corone, qualche spazio vuoto, a volte un supporto ridotto. Spingere denti su gengive infiammate accelera la perdita, quindi il primo capitolo è quello del parodontologo e solo il secondo è lo spostamento.
Molte richieste degli adulti nascono da un dente inclinato dentro uno spazio lasciato anni prima. Lì il percorso si coordina con la protesi: a volte si apre lo spazio prima di sostituire, a volte si sostituisce subito.

Non rimandare la valutazione: raccontaci il tuo caso e ricevi un piano di cura scritto, con le alternative possibili.
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Con fotografie del viso e delle arcate, la scansione digitale della bocca e le radiografie eseguite in sede: senza questi elementi qualsiasi proposta è un'ipotesi.
Le fotografie fissano il punto di partenza e mostrano come denti, labbra e profilo stanno insieme: è il rapporto che poi si giudica alla fine, non il singolo dente isolato. La scansione delle arcate sostituisce la pasta da impronta e produce un modello su cui si misura lo spazio disponibile.
La panoramica mostra radici, germi dei permanenti ed elementi inclusi; la teleradiografia del cranio serve quando la decisione dipende dai rapporti fra le basi ossee, e si prescrive solo quando cambia la scelta.
Da qui nasce un documento con la strada proposta, le alternative, la durata stimata e i controlli previsti. Lo consegniamo stampato: si legge a casa, non si approva in poltrona.

Sulla base del movimento da ottenere e della costanza realistica della persona, non sulla preferenza estetica dichiarata al telefono.
Gli attacchi incollati lavorano ventiquattro ore su ventiquattro e non dipendono dalla volontà di chi li porta: per rotazioni marcate e casi complessi restano la scelta più prevedibile. Come ci si convive lo racconta la pagina sull'apparecchio fisso.
Le mascherine trasparenti si tolgono per mangiare e per lavarsi i denti, si notano poco e semplificano l'igiene quotidiana. In cambio chiedono una disciplina precisa sulle ore di utilizzo: sotto quella soglia il piano digitale e la bocca reale smettono di coincidere. Casi indicati e regole stanno nella pagina sugli allineatori trasparenti.
La domanda che poniamo in valutazione non è retorica: quante volte a settimana pensi di dimenticarle fuori dalla bocca? Chi risponde con sincerità riceve la proposta giusta per sé.

In modo indicativo da pochi mesi a un paio d'anni, con controlli ogni quattro-otto settimane; l'impegno quotidiano pesa più della tecnologia scelta.
La durata si stima sul caso e si scrive nel piano. Le variabili che la allungano sono sempre le stesse: appuntamenti rimandati, mascherine portate meno ore del previsto, attacchi che si staccano e non vengono segnalati subito.
L'altra parte dell'impegno riguarda la pulizia. Con gli attacchi incollati servono scovolini e più minuti ogni sera, e le sedute di igiene professionale si avvicinano. Denti puliti male sotto un dispositivo lasciano macchie bianche permanenti sullo smalto, e quelle restano quando il resto è finito.

Perché arriva quando il paziente si considera già a posto, mentre è esattamente il passaggio che decide se fra dieci anni i denti saranno ancora dove li hai lasciati.
Finito lo spostamento, le fibre attorno alle radici devono riorganizzarsi, e nel frattempo tirano indietro. La posizione si mantiene con un filo sottile incollato dietro gli incisivi, con una mascherina notturna o con entrambi, secondo il movimento fatto.
Va detto senza ambiguità: chi smette di indossare la contenzione vede i denti muoversi, e non è un difetto del lavoro svolto. È la ragione per cui la contenzione viene spiegata prima di iniziare, e compare nel piano scritto insieme ai controlli che la accompagnano.

La Dott.ssa Anna Samaritani, iscritta all'albo dal 2008, che si occupa sia degli attacchi incollati sia delle mascherine trasparenti e segue anche i percorsi dei bambini.
Una parte crescente del suo lavoro riguarda adulti che non hanno fatto ortodonzia da ragazzi e arrivano con una bocca che ha già una storia clinica: percorsi diversi, che richiedono coordinamento con chi segue gengive e protesi.
Lo studio è in Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano, comune di San Giuliano, fuori dalla ZTL e con parcheggio davanti. La valutazione iniziale si prenota come una normale visita dentistica, e chi ha già ricevuto una proposta altrove può portarla per una seconda lettura.

La prima arriva dai genitori: famiglie di Ghezzano, San Giuliano, Calci e Vicopisano che si presentano dopo una segnalazione al controllo semestrale. Quasi sempre escono con una verifica a un anno e non con un preventivo, ed è la parte che nessuno si aspetta.
La seconda riguarda adulti fra i trenta e i cinquanta che lavorano a Pisa, spesso a contatto con il pubblico, e chiedono qualcosa che si veda poco. Nella valutazione emergono gengive da sistemare o vecchie otturazioni da rifare: l'ordine dei capitoli cambia, e il percorso parte qualche mese più tardi di quanto immaginavano.
La terza è il pendolare che arriva da Cascina o da Fornacette lungo la FI-PI-LI e teme di dover venire ogni mese. I controlli si programmano in fasce compatibili con turni e orari, e con le mascherine gli intervalli si allungano.

Spostare i denti non risolve tutto e non sempre viene per primo. Queste sono le situazioni in cui la risposta corretta è un'altra, e va detta in valutazione.






L'apparecchio si paga a rate lungo la cura, con una quota iniziale concordata prima di mettere il primo attacco.
Il preventivo è scritto e ti viene consegnato al termine della prima visita, prima che inizi qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende e in quante sedute si svolge.
Per i trattamenti che si sviluppano in più fasi il pagamento segue le fasi, secondo quanto concordato prima di iniziare. Le spese odontoiatriche sono detraibili nella dichiarazione dei redditi nella misura prevista dalla legge, con fattura e pagamento tracciabile.
I prezzi di listino dei trattamenti principali sono pubblicati nella [pagina dei prezzi](/prezzi/): il preventivo scritto resta l'unico documento che vale per il tuo caso.
050 9910086 · Rispondiamo Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00
Un consulto per ortodonzia a Pisa: la visita serve a capire, non a decidere per te. Parlarci non ti impegna.
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Intorno ai sei o sette anni, quando arrivano i primi molari e gli incisivi permanenti. Nella maggior parte dei casi si fissa un controllo a distanza; a volte si interviene in una finestra di crescita che più avanti si chiude.
No. L'età anagrafica non è un ostacolo, purché gengive e denti siano in ordine prima di iniziare. Cambia il tipo di risultato ottenibile, perché le basi ossee non crescono più, e questo viene scritto nel piano.
No. Coprono bene molti quadri, ma per rotazioni marcate o movimenti delle radici gli attacchi incollati restano più prevedibili. La scelta dipende dal movimento richiesto e dalla costanza con cui riuscirai a portarle.
Le indicazioni parlano di venti-ventidue ore, cioè tutto il giorno tranne i pasti e l'igiene. Sotto quella soglia i denti non seguono la sequenza programmata e il percorso si allunga oltre la stima iniziale.
Nei primi giorni dopo l'applicazione e dopo ogni attivazione i denti sono indolenziti, e la sensazione passa in poco tempo. Con gli attacchi incollati può servire la cera protettiva per le prime settimane, finché le guance si abituano.
In alcuni casi di affollamento marcato sì, in molti altri no. Dipende dallo spazio mancante e dal profilo del viso, e si decide sullo studio completo del caso, mai sulla prima impressione.
La valutazione ortodontica aggiunge fotografie, scansione delle arcate e, se necessario, radiografie specifiche. Serve a costruire un piano con durata e alternative, mentre la visita generale fotografa lo stato complessivo della bocca.
Sì, con qualche accortezza. Le corone si trattano come denti naturali dal punto di vista del movimento, mentre un elemento avvitato nell'osso non si sposta e va usato come punto fermo: il piano ne tiene conto fin dall'inizio.
Con gli attacchi incollati di solito ogni quattro-otto settimane; con le mascherine gli intervalli sono più lunghi e si concordano. Gli appuntamenti si programmano in fasce compatibili con lavoro e scuola.
Va segnalato subito e riposizionato appena possibile, anche se non fa male. Un attacco staccato interrompe la sequenza di forze su quel dente, e ogni settimana di attesa si somma alla durata complessiva.
Le prime differenze sui denti anteriori si notano spesso entro alcuni mesi, ma il percorso prosegue perché i contatti posteriori richiedono più tempo. Fermarsi alla prima soddisfazione visiva è il modo più comune di sprecare il lavoro fatto.
In forme diverse, sì. Il filo incollato dietro gli incisivi può restare a lungo, la mascherina notturna si dirada nel tempo secondo le indicazioni. Sospenderla del tutto espone al ritorno progressivo verso la posizione di partenza.
Può c'entrare. La respirazione orale abituale influenza la crescita del palato e la posizione della lingua, e alcuni quadri si affrontano meglio da piccoli. Quando serve, la valutazione si coordina con il pediatra o con l'otorino.
La Dott.ssa Anna Samaritani, ortodontista dello studio di Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano, alle porte di Pisa. Segue la valutazione, il piano e i controlli fino alla contenzione, coordinandosi con gli altri medici quando il caso lo richiede.
Le altre pagine dello studio di Ghezzano su questo tema, con il medico che le segue.