Otturazione dente a Pisa
Curare la carie finché resta una cura semplice: diagnosi con immagini mirate, isolamento del campo e ricostruzione in composito, con il Dott. Cristiano Spallanzani.
Curare la carie finché resta una cura semplice: diagnosi con immagini mirate, isolamento del campo e ricostruzione in composito, con il Dott. Cristiano Spallanzani.
Questa pagina spiega come si affronta un'otturazione dente a Pisa nello studio di Via Carducci: perché una carie lavora in silenzio, con quali strumenti si scopre prima che faccia rumore, che cosa accade in poltrona passaggio per passaggio, quando una vecchia ricostruzione merita di essere rifatta e quando invece si lascia stare, e a che punto il composito non basta più. Con tre situazioni ricorrenti della zona e le domande più frequenti.
Se stai cercando come si fa un'otturazione a Pisa, probabilmente hai già un sintomo in bocca: una fitta al freddo che dura un istante, un bordo tagliente che la lingua continua a cercare, un'ombra scura vista allo specchio del bagno. Qui trovi che cosa significa ciascuno di questi segnali e che cosa comporta la decisione di curare adesso o fra sei mesi.
Lo studio riceve in Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano, alle porte di Pisa, fuori dalla ZTL e con parcheggio davanti. Quando la cavità diventa troppo ampia per una ricostruzione diretta si passa all'intarsio, che ha una pagina propria.
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Finché la lesione resta nello smalto e nella dentina si ripara riempiendo; quando raggiunge la polpa il riempimento non basta più e serve trattare il canale.
Il confine non lo decide il fastidio che avverti, lo decide la profondità. Una lesione ampia può restare muta, una piccola vicina al nervo può svegliarti di notte. Per questo la valutazione si fonda su ciò che si vede e si misura, non su quanto racconti di soffrire.
Quando il nervo è già coinvolto la strada diventa la devitalizzazione, e il tempo perso a rimandare si paga lì: una seduta di conservativa costa poco in fatica, un canale ne costa parecchia di più.

Guardando e fotografando: l'esame diretto con la luce e la sonda, più piccole radiografie endorali che mostrano gli spazi fra un elemento e l'altro.
Lo smalto non ha terminazioni nervose, quindi mentre viene scavato non trasmette nulla. Il primo segnale arriva quando la lesione ha già superato il confine verso la dentina, che è il tessuto vivo sottostante: a quel punto compare la fitta al freddo o al dolce, e la fase semplice è passata.
Le lesioni nascoste fra due elementi affiancati sono invisibili a occhio nudo, anche a un occhio esperto: lì il piccolo sensore digitale è l'unico strumento che le smaschera. Si esegue quando il quadro lo richiede, non a ogni controllo, e le immagini si confrontano con quelle precedenti.

Si anestetizza se serve, si isola il campo, si asporta il tessuto ammalato, si ricostruisce a strati e infine si controlla come chiudi la bocca.
Ogni passaggio ha una ragione precisa, e saltarne uno si vede nel giro di due anni. La rimozione riguarda solo ciò che è compromesso: il tessuto sano che si toglie per fretta o per comodità non si recupera più.

Non rimandare la valutazione: raccontaci il tuo caso e ricevi un piano di cura scritto, con le alternative possibili.
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Perché il composito aderisce soltanto a una superficie asciutta: una goccia di saliva durante l'incollaggio riduce la tenuta e accorcia la vita del lavoro.
È il passaggio che i pazienti temono di più e che ricordano con sollievo: con il foglio di gomma montato non arriva acqua in gola, non serve deglutire di continuo e la seduta scorre più rapida di quanto si aspettassero.
Non è un vezzo né una moda: è la differenza fra un lavoro che tiene dieci anni e uno che si infiltra al terzo. Chi salta questo passaggio risparmia cinque minuti in poltrona e li restituisce con gli interessi al primo rifacimento.

Finisce quando le pareti rimaste sono troppo sottili per reggere il carico: oltre quella soglia una ricostruzione diretta si crepa e la strada corretta è un manufatto costruito in laboratorio.
La soglia si misura in poltrona, a cavità aperta, e a volte cambia proprio in quel momento: capita di programmare una cura semplice e di scoprire che sotto il vecchio materiale non era rimasto quasi nulla. In quel caso si ferma la seduta e si rivede il piano insieme, senza improvvisare.
L'alternativa intermedia è l'intarsio, che conserva più struttura della corona; la panoramica completa delle soluzioni costruite fuori dalla bocca sta nella pagina della protesi.

No: si sostituisce quella che mostra infiltrazione al bordo, una crepa o una lesione sottostante, non quella che ha solo molti anni o un colore diverso.
Ogni sostituzione porta via un po' di struttura sana intorno, perché per arrivare al vecchio materiale bisogna passare dal nuovo. Rifare un lavoro che tiene significa quindi pagare un prezzo biologico senza incassare alcun beneficio.
Quello che si fa è annotare lo stato di ciascuna ricostruzione nella cartella e riguardarla al controllo successivo. Se un bordo comincia a cedere lo si vede nel confronto fra due immagini, molto prima che tu senta qualcosa.

Una reazione al freddo nei primi giorni è frequente, soprattutto dopo cavità profonde, e si attenua da sola nel giro di due o tre settimane.
La polpa sotto una lesione profonda è stata infiammata a lungo e non torna tranquilla da un'ora all'altra. Nel frattempo si evita di masticare il ghiaccio da quel lato e si usa un dentifricio per denti reattivi, che chiude i canalicoli aperti nella dentina.
Diverso è il caso in cui la reazione cresce invece di calare, oppure compare una fitta spontanea la sera. Quello è un segnale da riferire: a volte basta ritoccare un contatto troppo alto, altre volte il nervo sta chiedendo altro.

Rischi che una cura da una seduta diventi un trattamento canalare da due, e che un elemento riparabile diventi un elemento da coprire.
Le lesioni non procedono tutte alla stessa velocità: dipendono dalla saliva, dalla dieta, dall'igiene domiciliare e dalla forma delle superfici. Alcune restano quasi ferme per anni, altre attraversano la dentina in pochi mesi. Chi ti visita può dirti a quale delle due famiglie somiglia la tua.
Rimandare è una scelta legittima se è informata. Diventa un errore quando nessuno ti ha spiegato la differenza fra aspettare una lesione lenta e aspettare una lesione che sta correndo.

Il Dott. Cristiano Spallanzani, che nello studio si occupa di conservativa ed endodonzia, cioè delle cure che servono a tenere in bocca ciò che qualcun altro ha già dato per perso.
È il lavoro meno appariscente dell'odontoiatria e quello che, contato su vent'anni, evita il maggior numero di estrazioni. Chi ti visita è la stessa persona che apre la cavità, che ricostruisce e che ti rivede al controllo: se qualcosa non convince, non deve interpretare gli appunti di un collega.
Quando la lesione è arrivata oltre, il percorso resta interno: il trattamento del canale lo esegue lui, e se un elemento non è recuperabile si passa alla chirurgia orale con il Dott. Edoardo Palla, Direttore Sanitario dello studio.

La prima è lo studente fuori sede che a Pisa non ha un dentista e si presenta con un frammento di ricostruzione avvolto in un tovagliolo: la cavità va richiusa in fretta, ma la visita completa serve a capire se è un episodio isolato o la punta di una situazione più ampia.
La seconda è la signora che arriva da Vecchiano o da Migliarino lungo l'Aurelia con una bocca piena di lavori degli anni Novanta. Non si rifà tutto: si decide insieme quali bordi stanno cedendo e quali reggono ancora benissimo, e il resto resta scritto in cartella.
La terza è chi lavora nella zona industriale di Ospedaletto e riesce a muoversi solo il venerdì mattina o il sabato: le cure si raggruppano in appuntamenti più lunghi e meno frequenti, così ogni viaggio verso Ghezzano vale più di un dente.

La conservativa ha un confine preciso, ed è la quantità di struttura sana rimasta. In questi casi si cambia strada, e si dice prima di iniziare.






Un'otturazione o una devitalizzazione hanno un prezzo per dente, che dipende da quanto dente resta e da quanti canali ha.
Il preventivo è scritto e ti viene consegnato al termine della prima visita, prima che inizi qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende e in quante sedute si svolge.
Per i trattamenti che si sviluppano in più fasi il pagamento segue le fasi, secondo quanto concordato prima di iniziare. Le spese odontoiatriche sono detraibili nella dichiarazione dei redditi nella misura prevista dalla legge, con fattura e pagamento tracciabile.
I prezzi di listino dei trattamenti principali sono pubblicati nella [pagina dei prezzi](/prezzi/): il preventivo scritto resta l'unico documento che vale per il tuo caso.
050 9910086 · Rispondiamo Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00
Un consulto per otturazioni a Pisa: la visita serve a capire, non a decidere per te. Parlarci non ti impegna.
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In genere fra venti e quaranta minuti, tempo di montaggio dell'isolamento compreso. Se le lesioni da trattare sono vicine si affrontano nella stessa seduta, perché il campo è già isolato e il tempo complessivo si accorcia parecchio.
I materiali attuali, applicati con il campo asciutto e a strati, hanno una durata clinicamente adeguata e permettono di conservare più struttura sana, perché non richiedono le preparazioni a scatola che serviva realizzare in passato.
Non per il fatto che sono in amalgama. Si sostituiscono se il bordo si è infiltrato, se il materiale si è crepato o se sotto è ripartita una lesione. Altrimenti si lasciano dove sono e si tengono sotto osservazione ai controlli.
Sulle lesioni profonde si usa l'anestesia locale e non avverti la fresa; su quelle superficiali molte persone preferiscono farne a meno. Lo si concorda prima di cominciare, e puoi cambiare idea a seduta iniziata alzando una mano.
Con i materiali attuali la ricostruzione è indurita quando esci dallo studio, quindi sì. L'unico motivo per aspettare è l'anestesia: finché la guancia è addormentata il rischio di morderla è alto, e conviene rimandare il pasto di un paio d'ore.
Raramente è un'emergenza notturna, ma la cavità resta esposta e va richiusa in tempi brevi per evitare che il bordo si sbricioli ulteriormente. Telefona negli orari di apertura e la segreteria trova uno spazio nei giorni successivi.
È una membrana sottile che isola la zona da trattare dal resto della bocca. Tiene lontana la saliva, impedisce che frammenti finiscano in gola e rende la seduta più tranquilla anche per chi ha un riflesso faringeo vivace.
Sì, ed è la situazione più frequente dopo i trent'anni. Si accede da sopra, si ricostruisce la parete mancante con una matrice metallica e si ricrea il punto di contatto con l'elemento accanto, che è la parte tecnicamente più delicata.
L'intervallo dipende dal tuo rischio, non da una regola valida per tutti. Una bocca stabile e ben igienizzata può stare sui dodici mesi; chi ha avuto più lesioni ravvicinate, bocca secca o una dieta ricca di zuccheri ha bisogno di finestre più corte.
Aiuta nelle settimane successive a una cura profonda e nelle sensibilità da colletti scoperti, perché chiude i canalicoli della dentina. Non cura una lesione in corso: se la reazione al freddo persiste, il problema va guardato, non coperto.
I principi sono gli stessi, ma i denti da latte hanno pareti più sottili e tempi di permanenza in bocca limitati, quindi le scelte cambiano. Le cure dei più piccoli sono seguite dalla collega che si occupa di odontoiatria pediatrica.
Sì. Su richiesta ricevi copia delle radiografie in formato digitale e una relazione con le cure eseguite e i materiali impiegati, utile a chiunque ti seguirà in futuro, soprattutto se ti sposti per lavoro o per studio.
Le altre pagine dello studio di Ghezzano su questo tema, con il medico che le segue.