Faccette dentali a Pisa
Lamine sottili incollate sulla faccia esterna degli anteriori, progettate su scansione e provate in bocca prima di preparare qualsiasi cosa: il progetto lo segue il Dott. Edoardo Palla, in Via Carducci a Ghezzano.
Lamine sottili incollate sulla faccia esterna degli anteriori, progettate su scansione e provate in bocca prima di preparare qualsiasi cosa: il progetto lo segue il Dott. Edoardo Palla, in Via Carducci a Ghezzano.
Questa pagina spiega le faccette dentali a chi le sta valutando sul serio: che cosa sono e che cosa non sono, quanto smalto si tocca, da che materiale dipende il risultato, quante volte devi tornare, come si stabilisce il numero di elementi da coinvolgere, che cosa accade se una si scheggia negli anni e in quali casi la risposta giusta è un'altra. In coda, i casi che arrivano più spesso a Ghezzano.
Chi cerca le faccette dentali a Pisa ha di solito una fotografia in testa e una domanda che non osa fare: quanto è irreversibile. È la domanda giusta, ed è quella da cui parte questa pagina.
Il quadro generale delle strade possibili sta nella pagina madre dell'estetica dentale. Qui si entra dentro una sola strada e si guarda che cosa comporta, nel dettaglio e senza abbellirla.
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Sono lamine di ceramica di pochi decimi di millimetro, costruite in laboratorio su un modello del tuo sorriso e incollate sulla superficie esterna degli anteriori. Non sono un rivestimento che si toglie e si rimette.
Non coprono l'elemento tutt'intorno come farebbe una corona: ne vestono la faccia visibile e il bordo. È questo che permette di toccare pochissimo, a patto che sotto ci sia ancora smalto sano.
Quello che cambiano è la superficie: forma, lunghezza, riflessi, colore. Quello che non cambiano è la posizione: se un elemento è ruotato o fuori arcata, coprirlo di ceramica significa dargli una forma corretta in un posto sbagliato.

Pochi decimi di millimetro sulla faccia esterna, quanto basta perché la lamina trovi spazio e non renda l'elemento più grosso di prima. È poco, ma non è nulla, e non torna indietro.
Ci sono situazioni in cui la preparazione è vicina allo zero: elementi piccoli, arretrati, con spazio già disponibile. E situazioni opposte, in cui per ottenere quella forma servirebbe togliere troppo: lì la proposta corretta è un'altra.
La regola che seguiamo è semplice: la ceramica si incolla bene sullo smalto e molto meno bene su quello che c'è sotto. Finché si resta nello smalto l'incollaggio è solido; quando si sconfina, la tenuta nel tempo cambia, e questo va detto prima di preparare.

Di ceramica, in versioni diverse per resistenza e trasparenza. Più il materiale è traslucido più somiglia allo smalto vero; più è coprente più nasconde ciò che c'è sotto, ma perde profondità.
La scelta dipende da che cosa deve fare quella lamina. Su un elemento già chiaro si punta sulla trasparenza. Su uno scurito serve un materiale che copra, e l'equilibrio fra copertura e naturalezza è il mestiere del laboratorio.
Anche lo spessore incide: una lamina più sottile lascia passare più luce ma perdona meno gli errori di incollaggio. Per questo le prove di colore si fanno alla luce del giorno e non sotto la lampada della poltrona, che racconta una sfumatura che fuori non esiste.

Non rimandare la valutazione: raccontaci il tuo caso e ricevi un piano di cura scritto, con le alternative possibili.
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In genere quattro appuntamenti distribuiti su cinque o sei settimane: studio del progetto, prova della forma in bocca, preparazione con impronta, applicazione. Più un controllo a distanza.
La scansione si esegue con lo scanner intraorale in sede, senza paste. Sul modello digitale nasce la proposta, che il laboratorio traduce in una forma appoggiata sui tuoi elementi senza toccarli: quello è il momento per cambiare idea.
Fra la preparazione e l'applicazione si portano dei provvisori che riproducono il progetto approvato. Non sono un riempitivo: servono a verificare come parli, come mordi e come ti trovi con quella forma nella vita di tutti i giorni.

Si parte da quello che ti disturba, non dalla simmetria. Il numero nasce da dove arriva il tuo sorriso quando ridi davvero, e da quanti elementi entrano in quella zona visibile.
Se a disturbarti è un solo elemento si lavora su quello, e la difficoltà sta nel riprodurre il colore del vicino naturale. Se invece il tono di fondo è disomogeneo su tutta la zona, intervenire su uno solo mette in evidenza ciò che si voleva nascondere.
Una proposta che parte da otto o dieci elementi quando a infastidirti ne è uno merita una domanda diretta sul perché, e una seconda opinione se la risposta non convince. Estendere per simmetria non è un'indicazione clinica.

Si sostituisce quella, non tutte. Un distacco senza rottura si può a volte ricementare; una scheggiatura del bordo si rifà su impronta nuova, e per questo conviene che il laboratorio conservi il progetto.
Le cause sono due: un carico anomalo, cioè digrignamento notturno non protetto, e un uso improprio, come aprire confezioni o mordere oggetti duri. Il materiale non cede da solo mentre mastichi.
Il punto che invece va sorvegliato negli anni è il bordo gengivale, la linea dove la ceramica incontra l'elemento. Lì si ferma il biofilm e lì nasce la carie che obbliga a rifare: i richiami dell'igienista servono soprattutto a quella linea.

Dallo schiarimento, sempre, quando il problema è solo il colore. Costa meno, non tocca tessuto e stabilisce il tono su cui poi si costruirebbe la ceramica: farlo dopo significa non poterlo più adattare.
La sequenza corretta è schiarire, aspettare che il colore si assesti per qualche settimana, poi decidere se serve altro. Il percorso è descritto nella pagina sullo sbiancamento dei denti, che nello studio segue il Dott. Antonio Rizzica.
Capita spesso che, arrivati a quel punto, la richiesta iniziale si sia ridotta a un solo elemento o sia sparita. È un esito che consideriamo buono, non un'occasione persa.

Il Dott. Edoardo Palla, Direttore Sanitario, iscritto all'Albo degli Odontoiatri di Pisa dal 2004 e in Via Carducci dal 2011. Segue il progetto dalla scansione alla cementazione e ti rivede ai controlli.
Il preventivo scritto arriva prima di qualsiasi preparazione e indica elementi, materiale, sedute e controlli. Gli importi stanno nella pagina dei prezzi delle faccette.
Lo studio è fuori dalla ZTL, con parcheggio davanti: da Pisa nord, da Cascina lungo la FI-PI-LI e da San Giuliano Terme si arriva senza attraversare il centro. Chi non è mai stato qui parte dalla prima visita.

La prima è un uomo intorno ai quarant'anni che arriva da Calci o dalla Valgraziosa con i bordi degli anteriori consumati e più corti di quanto ricordasse. Qui la ceramica viene dopo: prima si guarda come le due arcate si incontrano e si protegge la notte.
La seconda è una donna sui cinquanta che viene da Cascina o da Navacchio con ricostruzioni fatte vent'anni fa sugli incisivi: il materiale ha perso trasparenza e i bordi si vedono. Spesso bastano due lamine, non otto.
La terza è chi ha spazi fra gli anteriori e si presenta con l'idea già fatta. Spesso la strada meno invasiva è spostare, non coprire: anche quell'ipotesi finisce sul preventivo, con tempi e conseguenze.

Una lamina sottile ha bisogno di un appoggio solido e di una bocca che la sostenga nel tempo. In queste situazioni proponiamo altro, e lo diciamo alla visita invece che a preparazione fatta.






Per faccette e sbiancamento il preventivo arriva dopo la prova in bocca: prima si vede il risultato, poi si decide.
Il preventivo è scritto e ti viene consegnato al termine della prima visita, prima che inizi qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende e in quante sedute si svolge.
Per i trattamenti che si sviluppano in più fasi il pagamento segue le fasi, secondo quanto concordato prima di iniziare. Le spese odontoiatriche sono detraibili nella dichiarazione dei redditi nella misura prevista dalla legge, con fattura e pagamento tracciabile.
I prezzi di listino dei trattamenti principali sono pubblicati nella [pagina dei prezzi](/prezzi/): il preventivo scritto resta l'unico documento che vale per il tuo caso.
050 9910086 · Rispondiamo Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00
Un consulto per faccette dentali a Pisa: la visita serve a capire, non a decidere per te. Parlarci non ti impegna.
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La ceramica trattiene molto meno il pigmento rispetto ai materiali applicati direttamente in poltrona. Il punto in cui una macchia può comparire negli anni è il bordo di incollaggio, non la superficie.
Nei primi giorni si può avvertire una differenza minima, che passa in fretta. È proprio per verificarlo che si portano i provvisori: se una lunghezza disturba la fonetica, si corregge prima del lavoro finale.
Sì, ma la corona va rifatta insieme alle lamine per ottenere lo stesso tono. Farne una sola e adattare le altre al suo colore è la sequenza che porta più spesso a un risultato disomogeneo.
Molti anni quando l'incollaggio è sullo smalto, il carico notturno è protetto e l'igiene fra gli elementi è costante. Nessuno può indicare una scadenza: si può dire che cosa accorcia la vita del lavoro, ed è scritto nel piano.
No. La preparazione della superficie, per quanto minima, non è reversibile: una volta iniziata, quegli elementi avranno sempre bisogno di una copertura. È il motivo per cui la prova viene prima.
Nei giorni con i provvisori può comparire sensibilità al freddo, che rientra dopo l'applicazione. Se resta a lungo va segnalata al controllo, perché indica che qualcosa sul bordo non chiude come dovrebbe.
Sì, con due eccezioni che valgono per sempre: niente da aprire con i denti e niente cibi molto duri morsi con gli anteriori. Sono le cause concrete delle riparazioni che vediamo.
Se digrigni sì, ed è la condizione a cui è legata la tenuta del lavoro. Chi non lo porta si ritrova a rifare lamine scheggiate, e non è un caso sfortunato: è una conseguenza prevedibile.
Almeno due mesi, per non comprimere la prova e i controlli. Se il tempo è poco si esegue la parte che non tocca tessuto e si completa dopo, invece di accelerare una decisione irreversibile.
Dipende da quanto è ampia la zona che si vede quando ridi e da quanto è disomogeneo il tono di fondo. È una domanda legittima da fare per iscritto, e un secondo parere è ragionevole prima di iniziare.
Non è un percorso urgente, quindi in genere si programma dopo. Se ci sono ragioni per procedere si valutano trimestre, durata delle sedute e comodità della posizione, insieme al parere del ginecologo.
Si telefona allo 050 9910086 oppure si scrive su WhatsApp al 351 8207758. Lo studio riceve dal lunedì al sabato mattina in Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano, alle porte di Pisa.
Le altre pagine dello studio di Ghezzano su questo tema, con il medico che le segue.