Intarsio dentale a Pisa
Scansione dell'elemento preparato, lavorazione in laboratorio e incollaggio con il campo isolato: la via di mezzo fra riempire una cavità e coprirlo per intero, con il Dott. Cristiano Spallanzani.
Scansione dell'elemento preparato, lavorazione in laboratorio e incollaggio con il campo isolato: la via di mezzo fra riempire una cavità e coprirlo per intero, con il Dott. Cristiano Spallanzani.
Questa pagina spiega l'intarsio dentale a Pisa a chi deve scegliere fra tre strade: che cos'è un restauro costruito fuori dalla bocca e perché su una cavità grande tiene meglio, che differenza passa fra inlay, onlay e overlay, quando è la proposta giusta e quando è più di quanto serva, come si svolgono le due sedute, che cosa cambia fra ceramica e composito, quanto resiste e da che cosa dipende. Con le situazioni ricorrenti della zona, i casi in cui la risposta è un'altra e le domande più frequenti.
Se hai in mano un preventivo che parla di intarsio, di solito è successa una di due cose: un molare si è scheggiato lungo il bordo di una vecchia ricostruzione, oppure il dentista ha aperto la cavità e ha trovato meno dente di quanto sperasse. In entrambi i casi la domanda che ti resta è perché non basti un'otturazione normale.
Qui trovi la risposta e i confini della scelta. Il gesto più semplice, cioè riempire e modellare in bocca nella stessa seduta, è raccontato nella pagina delle otturazioni; lo studio riceve in Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano, alle porte di Pisa, fuori dalla ZTL.
Preferisci parlarne a voce? 050 9910086, rispondiamo lunedì – giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · venerdì, 8:30 – 13:30 · sabato, 9:00 – 13:00. Parlarci non ti impegna.

Intarsi a Pisa: ci racconti il tuo caso e ti richiamiamo negli orari di apertura, oppure scegli tu giorno e ora dal calendario. Parlarci non ti impegna.
050 9910086Rispondiamo negli orari di aperturaWhatsApp 351 8207758
È un pezzo unico di ceramica o di composito, modellato dall'odontotecnico sulla forma esatta della cavità e poi incollato in una seconda fase.
Il materiale che si indurisce in bocca si ritira, di pochissimo ma si ritira. Su una cavità piccola quel movimento è trascurabile; su una cavità larga si traduce in tensione sulle pareti rimaste e in fessure lungo i bordi, che sono la porta d'ingresso delle lesioni successive.
Un restauro lavorato fuori arriva già stabilizzato: si ritira solo il sottile strato di cemento che lo tiene in sede. È tutta qui la differenza tecnica, e spiega perché oltre una certa dimensione la scelta cambia strumento invece di ostinarsi con lo stesso.

Cambia quanta superficie viene coperta: solo l'interno della cavità, una o più punte masticanti, oppure l'intera superficie che riceve il carico.
Sono nomi tecnici che compaiono nei preventivi e spaventano più di quanto meritino. Descrivono un unico oggetto in tre estensioni diverse, e la scelta fra loro non è estetica: dipende da quali pareti hanno ancora spessore per reggere una spinta e quali no.

È giusto quando la cavità è ampia ma il perimetro tiene ancora; è troppo quando una ricostruzione diretta avrebbe retto benissimo.
La soglia non si stabilisce guardando una radiografia da lontano: si misura a cavità aperta, quando il vecchio materiale è stato tolto e si vede quanto spessore resta davvero. Capita di entrare con l'idea di un riempimento semplice e di doverla cambiare in corso, ed è corretto fermarsi a dirtelo.
Vale anche il contrario, ed è la parte che nessuno racconta volentieri: proporre un lavoro di laboratorio dove bastava mezz'ora in poltrona significa togliere tessuto che non serviva togliere. Il criterio è sempre il minimo che regge, non il massimo che si può fare.

Non rimandare la valutazione: raccontaci il tuo caso e ricevi un piano di cura scritto, con le alternative possibili.
050 9910086Rispondiamo negli orari di aperturaWhatsApp 351 8207758
Prima seduta: anestesia, rimozione del vecchio materiale, rifinitura dei margini e scansione. Seconda seduta: prova, incollaggio con il campo isolato e controllo della chiusura.
La preparazione elimina il tessuto malato e le pareti troppo assottigliate, poi porta la cavità a una forma che permetta al restauro di entrare in un'unica direzione. La forma è la parte silenziosa del lavoro: un margine irregolare diventa un bordo che si infiltra a distanza di anni.
La registrazione avviene con l'impronta digitale, che evita pasta e cucchiaio e parte verso il laboratorio come file. Nell'attesa il dente resta coperto da un provvisorio, che serve a tenerlo al riparo e a impedire ai denti vicini di inclinarsi nello spazio.

La ceramica resiste all'abrasione e tiene il colore negli anni; il composito è meno duro, assorbe una parte dell'urto e si ripara direttamente in bocca.
Su un molare che sostiene il grosso della masticazione, o su un elemento già trattato al canale, la ceramica è la strada abituale. Su cavità più contenute, o in una bocca che serra di notte, un materiale meno rigido può essere una scelta ragionata invece che un ripiego economico.
Chi digrigna merita una riga a parte: nessun materiale resiste a una forza notturna che non viene contenuta. In quei casi il restauro si programma insieme a una placca, come spiega la pagina del bite per il bruxismo, altrimenti si rifà lo stesso lavoro due volte.

Dipende molto meno dal materiale di quanto si creda: contano il bordo, l'igiene fra i denti e la forza con cui mastichi.
Il manufatto in sé non si caria mai. Lo smalto intorno sì, e il punto più esposto è proprio la linea sottile dove i due si incontrano, che sta fra un elemento e l'altro dove lo spazzolino non arriva. Filo o scovolino su quel margine valgono più di qualunque scelta di laboratorio.
Per questo ai richiami di igiene professionale si controlla il bordo prima di tutto il resto, e si confronta con l'immagine dell'anno precedente. Un margine che comincia a cedere si intercetta lì, quando la soluzione è ancora piccola.

Il Dott. Cristiano Spallanzani, che nello studio si occupa di conservativa ed endodonzia, cioè delle cure con cui un elemento resta in bocca invece di essere sostituito.
Questo tipo di lavoro è quasi sempre l'ultimo capitolo di una storia cominciata prima: una lesione profonda, un canale trattato, una cuspide che si è staccata masticando. Chi ha aperto quel dente conosce che cosa c'era sotto, e questo conta al momento di decidere quanto coprire.
Quando il quadro va oltre la conservativa, il percorso resta dentro lo stesso studio: la copertura totale e le soluzioni di laboratorio si trovano nella pagina della protesi, e la parte chirurgica è seguita dal Dott. Edoardo Palla, Direttore Sanitario.

La prima arriva da Vicopisano o da Uliveto Terme, spesso in un uomo sopra i cinquanta: un molare trattato al canale molti anni fa, mai coperto, che una sera perde una punta mordendo qualcosa di banale. Il dente non fa male e si potrebbe rimandare, ma la parete rimasta è l'unica che regge il carico.
La seconda viene da Cisanello in pausa dal lavoro, con una ricostruzione larga degli anni Novanta e un bordo che la lingua trova subito. La domanda è se rifare la stessa cosa; la risposta onesta è che rifarla identica significa riaprire lo stesso problema fra qualche anno.
La terza è chi porta un preventivo dove ogni molare e premolare ha la sua corona. Si rilegge insieme, elemento per elemento, e capita spesso che due su quattro abbiano pareti ancora buone: lì un onlay risparmia tessuto, e le cifre delle due strade stanno nella pagina dei costi della protesi.

Un restauro di laboratorio ha due confini, uno sotto e uno sopra: sotto c'è il lavoro diretto, sopra la copertura totale. In questi casi si sta fuori dai confini.






Un'otturazione o una devitalizzazione hanno un prezzo per dente, che dipende da quanto dente resta e da quanti canali ha.
Il preventivo è scritto e ti viene consegnato al termine della prima visita, prima che inizi qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende e in quante sedute si svolge.
Per i trattamenti che si sviluppano in più fasi il pagamento segue le fasi, secondo quanto concordato prima di iniziare. Le spese odontoiatriche sono detraibili nella dichiarazione dei redditi nella misura prevista dalla legge, con fattura e pagamento tracciabile.
I prezzi di listino dei trattamenti principali sono pubblicati nella [pagina dei prezzi](/prezzi/): il preventivo scritto resta l'unico documento che vale per il tuo caso.
050 9910086 · Rispondiamo Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00
Un consulto per intarsi a Pisa: la visita serve a capire, non a decidere per te. Parlarci non ti impegna.
050 9910086Rispondiamo negli orari di aperturaWhatsApp 351 8207758
Di norma due: una per la preparazione con la scansione e il provvisorio, una per l'incollaggio. Se abiti fuori città le due sedute si fissano a pochi giorni di distanza, e la seconda è più breve della prima.
Capita, soprattutto su cavità molto ampie. Non è un'urgenza notturna, ma va rimesso in fretta: un dente preparato e scoperto diventa sensibile e i denti vicini tendono a inclinarsi verso lo spazio, rendendo più difficile l'inserimento del restauro definitivo.
Gli intarsi si fanno quasi sempre sui denti posteriori, che nel sorriso restano in ombra. Il colore viene comunque scelto dal laboratorio sulla base dei denti vicini, quindi anche osservandolo da vicino si distingue con difficoltà dal tessuto naturale.
Si lavora in anestesia locale e durante la seduta non si avverte la fresa. Nei giorni successivi all'incollaggio può esserci una reazione al freddo o alla masticazione, che di solito si attenua da sola: se invece cresce, va riferita perché spesso basta ritoccare un contatto.
È raro ma possibile, di solito per un carico eccessivo o per un incollaggio avvenuto su un campo non perfettamente asciutto. Se si stacca intero e il dente è integro, spesso si può ricementare; se si è fratturato, va rifatto sulla stessa preparazione.
No. Un elemento destinato a cadere non giustifica un lavoro di laboratorio, e le cure dei bambini seguono criteri e tempi diversi. In quei casi si sceglie una ricostruzione diretta o, quando serve, una copertura pensata per la dentatura provvisoria.
Ha bisogno di una copertura delle punte masticanti, che può essere un onlay esteso oppure una corona. La differenza la fa quanta struttura è rimasta dopo la terapia: più ne resta, più conviene la soluzione che ne conserva di più.
Sì, il cemento adesivo raggiunge la sua resistenza durante la seduta. L'unica prudenza riguarda l'anestesia: finché guancia e lingua sono addormentate il rischio di morderle è concreto, quindi conviene rimandare il pasto di un paio d'ore.
Dipende dal materiale e dall'estensione, cioè da quante punte vengono coperte. Il numero del tuo caso è scritto nel preventivo consegnato dopo la visita; l'ordine di grandezza delle soluzioni di laboratorio sta nella pagina dedicata ai costi.
Non il modo, ma l'attenzione al punto giusto. Il margine fra manufatto e smalto sta fra un elemento e l'altro, e lo spazzolino da solo non ci arriva: filo o scovolino su quella zona, una volta al giorno, valgono quanto tutto il resto messo insieme.
Dipende da dove nasce il problema. Una lesione che parte dal margine si può a volte trattare conservando il restauro; se invece il nervo si infiamma, si accede attraverso il restauro e alla fine si valuta se richiuderlo o rifarlo.
Si chiama la segreteria o si scrive su WhatsApp, senza bisogno di prescrizione. Se hai radiografie recenti o un preventivo di un altro studio, portali: la prima cosa che si fa è capire se quel dente ha davvero bisogno di un lavoro di laboratorio.
Le altre pagine dello studio di Ghezzano su questo tema, con il medico che le segue.