Estrazione dente a Pisa
Un elemento si toglie quando nessuna cura lo tiene più in funzione: la valutazione nasce dall'immagine radiologica in sede e la decisione si prende seduti, con il Dott. Edoardo Palla.
Un elemento si toglie quando nessuna cura lo tiene più in funzione: la valutazione nasce dall'immagine radiologica in sede e la decisione si prende seduti, con il Dott. Edoardo Palla.
Questa pagina spiega come si arriva a un'estrazione dente a Pisa: quali segni dicono che un elemento non è più recuperabile, quali cure vengono tentate prima, quando un secondo parere ha senso, come si svolge la seduta, perché alcune radici escono in due minuti e altre no, che cosa conta nelle prime quarantotto ore e chi occupa lo spazio rimasto. In coda trovi tre situazioni ricorrenti del bacino di Ghezzano, i casi in cui si rimanda e le domande della segreteria.
Se sei arrivato qui è probabile che qualcuno abbia già pronunciato la parola: quel molare va tolto. Quello che ti manca non è la descrizione della manovra, è il criterio con cui quella frase è stata detta, e la risposta a una domanda semplice: se rimando di sei mesi, che cosa perdo davvero?
Questa pagina sta dentro la chirurgia orale e ne isola il gesto più frequente. I giudizi hanno regole a parte e una pagina propria, perché lì la domanda non è se l'elemento sia malato, ma se disturbi. Lo studio riceve in Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano, fuori dalla ZTL di Pisa, con il parcheggio sulla porta.
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Da quanto tessuto sano resta sopra e sotto la gengiva, e da come la radiografia mostra l'osso che lo tiene: sono due misure, non un'impressione.
Un elemento che a occhio sembra distrutto può avere una radice integra e una parete residua sufficiente ad ancorare una ricostruzione. Al contrario, una corona presentabile può nascondere una frattura che corre lungo la radice, e quella non si incolla.
Il confine passa dal margine della gengiva. Finché la parte sana finisce sopra l'osso, di norma si costruisce qualcosa su ciò che resta; quando scende sotto, il manufatto non trova tenuta e si scolla comunque.

Tutte quelle che restituiscono funzione: la cura del canale, il ritrattamento di un canale vecchio, la terapia delle gengive e, dove serve, un piccolo intervento sulla punta della radice.
L'ordine non è casuale. Si parte dal problema che ha fatto male e si scende verso la radice: se il dolore nasce dal nervo infiammato, la devitalizzazione risolve e l'elemento resta in arcata per decenni. Se nasce dall'osso attorno, la strada è un'altra.
Vale la pena dirlo senza giri: tenere chiede più sedute che togliere. Chi propone la via conservativa non ti sta vendendo qualcosa in più: ti sta offrendo di non aprire il capitolo della sostituzione.

Sì, ogni volta che la proposta arriva a freddo, cioè quando non hai un dolore in corso e non c'è urgenza: il tempo per farsi rileggere una radiografia c'è quasi sempre.
Una rimozione è irreversibile e va trattata come tale. Portare via le immagini e il foglio scritto, farli leggere a un altro professionista e tornare la settimana dopo non è mancanza di fiducia: è il comportamento normale davanti a una scelta che non si annulla.
Diverso è il caso del gonfiore che sale e della febbre: lì la priorità è spegnere l'infezione, e il tempo del confronto arriva dopo.

Non rimandare la valutazione: raccontaci il tuo caso e ricevi un piano di cura scritto, con le alternative possibili.
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In ambulatorio, in anestesia locale, con una durata che va dai pochi minuti a circa tre quarti d'ora secondo la forma delle radici.
Prima di iniziare ti viene descritto ciò che percepirai: una spinta decisa, un rumore trasmesso dall'osso all'orecchio, la mano che cerca il verso giusto. Non è dolore, e saperlo prima conta: metà dell'agitazione nasce dallo scambiare la pressione per un'anestesia che non funziona.
Chi si irrigidisce già in sala d'attesa può chiedere la sedazione cosciente con protossido: resti sveglio e collabori, ma la percezione del tempo cambia. In quel caso si arriva accompagnati e non si riprende il volante per il resto della giornata.
Alla fine la cavità si ripulisce, dove serve si sutura, e le istruzioni ti vengono consegnate su carta insieme alla data del controllo.

Perché la difficoltà non dipende dal dolore che hai avuto, ma dalla geometria: radici divergenti, curve o saldate all'osso chiedono di dividere l'elemento e di lavorarlo a pezzi.
È la ragione per cui l'immagine si guarda prima e non dopo. La panoramica basta nella maggioranza dei casi; quando la punta della radice sfiora il canale del nervo o sfonda verso il seno mascellare, si passa alla TAC Cone Beam in sede, che misura la distanza reale in millimetri.
Sapere in anticipo che il caso è laborioso cambia due cose concrete: il tempo prenotato in agenda e ciò che ti viene detto sulla giornata seguente.

Una cosa sola: che il coagulo formatosi nella cavità resti dov'è. Tutto il resto delle raccomandazioni discende da lì.
Per questo si evitano sciacqui energici, cannuccia, sigaretta e cibi caldi nelle prime giornate, e si tiene il ghiaccio sulla guancia a intervalli. Il gonfiore tocca il massimo fra il secondo e il terzo giorno e poi scende: è il decorso previsto, non una complicanza.
Tre segnali meritano una telefonata e non l'attesa del lunedì: il fastidio che cresce dal quarto giorno invece di calare, la febbre, il sangue che non si ferma premendo una garza per mezz'ora.

Va deciso subito e riempito quando la gengiva ha chiuso: lasciare il vuoto senza un progetto è il modo più comune per trasformare un problema in due.
I vicini si inclinano verso lo spazio libero e l'elemento dell'arcata opposta scende a cercare il contatto perduto. Non in un mese: in qualche anno. Intanto l'osso che sosteneva quella radice si assottiglia, perché non riceve più carico.
Le strade vanno messe sul tavolo lo stesso giorno della rimozione: un impianto, un ponte appoggiato ai vicini, oppure la scelta consapevole di non sostituire nulla se si tratta dell'ultimo elemento della fila (fasce di spesa).

Il Dott. Edoardo Palla, Direttore Sanitario, iscritto all'Albo degli Odontoiatri di Pisa dal 2004: la stessa persona alla visita, in sala e al controllo.
Non è un dettaglio di organizzazione interna. Chi ha letto l'immagine sa perché ha scelto quella via d'accesso, e se la guarigione prende una piega diversa non deve ricostruire la vicenda leggendo il referto di un altro.
Accanto a lui lavorano colleghi che tengono in bocca ciò che altri darebbero per perso: se dalla prima visita emerge che l'elemento regge ancora una cura del canale, il caso cambia mano e la sala esce dal piano.

La prima è l'artigiano intorno ai quarantacinque anni che arriva da Cascina o da Fornacette uscendo dalla FI-PI-LI a Pisa Nord-Est, con un molare devitalizzato vent'anni fa e mai coperto, spezzato mordendo qualcosa di duro. La sua domanda vera non riguarda l'anestesia: riguarda se giovedì sarà in officina.
La seconda è la signora di Calci o di San Giuliano Terme che assume anticoagulanti da anni e altrove si è sentita rispondere di lasciar perdere. Quasi sempre si procede lo stesso, sentendo chi ha prescritto la terapia e controllando il sanguinamento sul posto.
La terza è chi lavora in ospedale a Cisanello su turni e passa solo il venerdì mattina o il sabato: valutazione, seduta e controllo dei punti si incastrano in tre appuntamenti concordati in anticipo, senza attraversare il centro.

Una rimozione risolve un guaio che esiste, non ne previene uno immaginato. In queste condizioni la scelta corretta è un'altra.






Estrazioni, urgenze e sedazione si preventivano alla visita che le precede, mai al telefono.
Il preventivo è scritto e ti viene consegnato al termine della prima visita, prima che inizi qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende e in quante sedute si svolge.
Per i trattamenti che si sviluppano in più fasi il pagamento segue le fasi, secondo quanto concordato prima di iniziare. Le spese odontoiatriche sono detraibili nella dichiarazione dei redditi nella misura prevista dalla legge, con fattura e pagamento tracciabile.
I prezzi di listino dei trattamenti principali sono pubblicati nella [pagina dei prezzi](/prezzi/): il preventivo scritto resta l'unico documento che vale per il tuo caso.
050 9910086 · Rispondiamo Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00
Un consulto per estrazione denti a Pisa: la visita serve a capire, non a decidere per te. Parlarci non ti impegna.
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Dipende dall'urgenza. Un'infezione acuta viene gestita subito negli orari di apertura; un caso programmabile si fissa nei giorni successivi, scegliendo una fascia oraria che non ti costringa a tornare al lavoro con la guancia gonfia. La stima del tempo in poltrona te la dà il medico in visita.
Con la sola anestesia locale sì, anche in bicicletta. Con il protossido no: serve qualcuno alla guida e non si riprende il volante fino al giorno dopo. La segreteria lo ricorda quando fissi l'appuntamento, così organizzi l'accompagnamento in anticipo.
Sì, un pasto leggero. Affrontare l'anestesia a stomaco vuoto favorisce i cali di pressione, che sono la causa più comune dei malori in poltrona. Se è prevista la sedazione le indicazioni cambiano e ti vengono date durante la visita, insieme al consenso da leggere a casa.
Non di tua iniziativa, mai. Nella grande maggioranza dei casi si lavora senza sospendere nulla, con suture accurate e materiali emostatici locali. Quando la situazione lo richiede si contatta chi ha prescritto la terapia e si concorda insieme la data.
È l'infiammazione della cavità ossea che resta esposta quando il coagulo si perde nei primi giorni. Si riconosce dal fastidio che cresce invece di calare e da un sapore sgradevole persistente. Si medica in ambulatorio e rientra nel giro di poche giornate.
Sì, quando stanno nello stesso settore e le condizioni generali lo consentono: si attraversa un solo recupero invece di tre. Per interventi più ampi si valuta il protossido e si prepara in anticipo una protesi provvisoria, se il settore è visibile.
Di norma fra il settimo e il decimo giorno, al controllo già fissato in agenda. Alcuni fili si riassorbono e cadono da soli senza che tu te ne accorga: in quel caso il controllo serve comunque a guardare come si è chiusa la gengiva.
Meglio saltare le prime quarantotto ore: lo sforzo intenso alza la pressione e può riaprire il sanguinamento. Camminare non ha controindicazioni e anzi aiuta a passare le prime giornate senza concentrarsi sulla guancia.
Il caldo non è una controindicazione, chiede solo più attenzione ai liquidi freschi e al ghiaccio. Prima di una partenza conviene lasciare almeno una settimana di margine, perché il controllo dei punti cade fra il settimo e il decimo giorno.
È il riempimento della cavità con un materiale che rallenta il riassorbimento dell'osso nei mesi successivi. Si valuta quando è già previsto un impianto, per ridurre la probabilità di dover ricostruire volume più avanti. Non è indicata in tutti i casi e si decide sull'immagine.
In condizioni selezionate la vite entra nella stessa seduta; più spesso si attendono alcune settimane o qualche mese, il tempo che la cavità si riempia. La scelta nasce dalla quantità di osso e dall'infezione presente, non dal calendario.
Sì, su richiesta ti viene consegnato un referto scritto con il gesto eseguito e le immagini radiografiche in formato digitale. È il documento utile a chi ti segue nei controlli successivi, soprattutto se abiti fuori dal bacino dello studio.
Le altre pagine dello studio di Ghezzano su questo tema, con il medico che le segue.