Dentiera fissa a Pisa
L'arcata completa avvitata su radici artificiali: che cosa cambia nella giornata di chi la porta, che cosa chiede in cambio e come si capisce se il tuo osso la consente.
L'arcata completa avvitata su radici artificiali: che cosa cambia nella giornata di chi la porta, che cosa chiede in cambio e come si capisce se il tuo osso la consente.
Questa pagina spiega che cos'è una dentiera fissa a Pisa e come si decide se sia la strada adatta: che cosa i pazienti intendono davvero con questa parola, in che cosa cambia la giornata rispetto a una protesi che si toglie, quali sono le tre soluzioni che spesso vengono confuse fra loro, che cosa succede quando si arriva dopo molti anni di protesi mobile, con quali materiali si costruisce l'arcata, che cosa ti chiede ogni sera e come si legge il piano di cura. In fondo, le storie che tornano in questa zona e le domande più frequenti.
«Dentiera fissa» non è un termine tecnico: è la parola con cui le persone chiedono una cosa precisa, cioè non dover togliere e rimettere nulla. Se sei arrivato qui probabilmente ti porti dietro una protesi che si muove, oppure stai per perdere gli ultimi elementi e vuoi sapere se esista un'alternativa prima di rassegnarti.
In ambulatorio quella richiesta si traduce così: un'arcata intera montata su radici artificiali inserite nell'osso, che resta in bocca giorno e notte e che solo il medico rimuove. Il quadro generale sta nella pagina impianti dentali a Pisa.
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Un'arcata completa avvitata su radici artificiali, che non appoggia sulla gengiva e che nessuno toglie la sera, nemmeno tu.
La differenza sta in dove va a finire la forza. Una protesi che si toglie schiaccia la mucosa e il palato, e si tiene per aderenza o con prodotti adesivi. Una arcata avvitata scarica invece sull'osso, attraverso le radici artificiali, come facevano i denti che non ci sono più.
Quante radici artificiali servano non si stabilisce a priori: di norma fra quattro e sei per arcata, in base a quanto materiale è rimasto e a come è distribuito. È una misura che esce dalla scansione tridimensionale fatta in sede, non da una stima fatta guardando la bocca.

Toglie tre pensieri: il movimento mentre mangi, il rituale serale e la sensazione del palato coperto che altera i sapori.
Chi passa dal removibile all'avvitato racconta quasi sempre la stessa cosa: tornare a mordere invece di ridurre tutto in pezzi prima di portarlo alla bocca. Cambia anche il modo di ridere in mezzo alla gente, e nessuno ne parla in visita.
In cambio chiede una cosa sola, ogni sera: la pulizia sotto la struttura. Non è un dettaglio da poco e va valutato prima, non dopo, perché è la variabile che separa chi sarà contento dopo dieci anni da chi non lo sarà.

Due. L'arcata avvitata è la categoria e l'All-on-4 ne è una configurazione; la protesi ancorata è un'altra famiglia, perché resta removibile.
La confusione nasce dai nomi commerciali. Chiamiamo arcata avvitata qualunque struttura completa fissata su radici artificiali; l'All-on-4 è il modo di realizzarla con quattro appoggi, due dei quali inclinati verso il fondo. Altre configurazioni ne usano cinque o sei.
La protesi ancorata è un'altra storia: si aggancia a due o più radici artificiali con sistemi a bottone o a barra, non balla mentre mastichi, ma la sganci tu ogni sera e la lavi fuori dalla bocca. Richiede meno chirurgia e meno manualità, e per molte persone è la scelta ragionevole.

Non rimandare la valutazione: raccontaci il tuo caso e ricevi un piano di cura scritto, con le alternative possibili.
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Spesso sì, ma il punto di partenza è peggiorato: una protesi che appoggia sulla mucosa non stimola l'osso sottostante, che nel frattempo si è ridotto.
È il motivo per cui la stessa protesi, negli anni, ha cominciato a ballare: non si è deformata lei, si è abbassato il terreno sotto di lei. La radiologia tridimensionale dice quanto ne resta e dove, e da quella misura escono le strade possibili.
Le risposte sono tre, e nessuna è un rifiuto: si procede con gli appoggi inclinati sfruttando ciò che c'è; si ricostruisce prima il volume mancante, come spiega la pagina sul rialzo del seno mascellare; oppure si punta su una soluzione ancorata, che chiede meno sostegno.

Con due famiglie di soluzioni: un'anima metallica rivestita di resina composita, oppure una struttura in ceramica ad alta resistenza.
La prima è più leggera e perdona di più: se un elemento si scheggia, in molti casi si ripara senza rifare tutto. La seconda è più rigida, tiene meglio la tonalità nel tempo ed è indicata quando l'arcata opposta esercita spinte importanti.
La scelta non è una classifica: dipende dall'altezza disponibile, da che cosa c'è sull'arcata di fronte e dalle tue abitudini, digrignamento notturno compreso. Si discute in visita, con entrambe le ipotesi messe per iscritto sul piano di cura e con i tempi di laboratorio di ciascuna.

Ti chiede di passare sotto la struttura, nello spazio sottile fra protesi e gengiva, dove lo spazzolino normale non arriva.
Gli strumenti sono tre: scovolini della lunghezza adatta, un filo che si infila con un passante rigido e un getto d'acqua. Il gesto si impara in studio, sulla tua bocca, perché ogni arcata ha spazi di misura diversa.
A questo si aggiunge il richiamo in studio, in cui la struttura viene svitata, pulita fuori dalla bocca e riavvitata, e i tessuti attorno a ogni radice artificiale vengono sondati e registrati. Il perché di questa cadenza sta nella pagina sull'igiene degli impianti.

Controllando che accanto alla proposta compaiano anche le alternative scartate, con il motivo: un piano senza confronto non è un piano, è un'offerta.
Le voci che devono stare separate sono quattro: fase chirurgica, eventuale ricostruzione di volume, struttura di passaggio e struttura definitiva, con il numero di prove previste. Chiedi anche chi terrà i richiami fra cinque anni.
Il foglio viene consegnato stampato e si legge a casa, con calma. Le fasce del listino stanno nella pagina quanto costa un impianto dentale. Se hai già una proposta ricevuta altrove, portala: una visita dentistica serve anche a rileggerla voce per voce.

La scena che si ripete in Via Carducci: una signora sui settant'anni, da Vecchiano o da Migliarino lungo l'Aurelia, che porta la stessa protesi da oltre un decennio e ha aumentato ogni anno la dose di adesivo. Non chiede denti nuovi: chiede di mangiare fuori casa senza studiare il menù.
La seconda arriva da chi ancora lavora, cinquant'anni scarsi, con l'arcata superiore compromessa da una parodontite che nessuno ha fermato in tempo. Vuole sapere se convenga chiudere la partita in una volta sola. Si guarda che cosa regge ancora, e qualche volta la risposta è che non è il momento.
La terza riguarda chi viene da Cisanello o da Porta a Lucca e ha già un preventivo in mano, ricevuto altrove, in cui compare una sola cifra. Lo apriamo insieme voce per voce e diciamo che cosa condividiamo e che cosa avremmo impostato in altro modo; nessuno è obbligato a spostare le cure qui.

Ci sono situazioni in cui una protesi che si toglie protegge meglio la tua bocca di una che resta avvitata. Vanno dette prima della firma, non dopo.






Un impianto si paga per fasi: la chirurgia, poi la protesi. Nessuna delle due si inizia senza un preventivo scritto.
Il preventivo è scritto e ti viene consegnato al termine della prima visita, prima che inizi qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende e in quante sedute si svolge.
Per i trattamenti che si sviluppano in più fasi il pagamento segue le fasi, secondo quanto concordato prima di iniziare. Le spese odontoiatriche sono detraibili nella dichiarazione dei redditi nella misura prevista dalla legge, con fattura e pagamento tracciabile.
I prezzi di listino dei trattamenti principali sono pubblicati nella [pagina dei prezzi](/prezzi/): il preventivo scritto resta l'unico documento che vale per il tuo caso.
050 9910086 · Rispondiamo Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00
Un consulto per dentiera fissa a Pisa: la visita serve a capire, non a decidere per te. Parlarci non ti impegna.
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In genere da quattro a sei, secondo quanto osso è rimasto e come è distribuito. Il numero si stabilisce sulla radiologia tridimensionale eseguita in sede, non in anticipo. In alcune arcate conviene aggiungerne una in più proprio per ridurre il carico su ciascuna.
No, ed è la differenza principale rispetto a una protesi ancorata. Resta avvitata e la rimuove soltanto il medico, durante i richiami di controllo. La pulizia quotidiana si fa con la struttura in posizione, usando strumenti che passano nello spazio sottostante.
Sì, quando le condizioni generali e il volume osseo lo permettono. Spesso si preferisce distanziare i due interventi, così mentre una arcata guarisce l'altra continua a lavorare. È una scelta che si costruisce insieme, tenendo conto anche dei tuoi impegni.
Con la struttura definitiva quasi tutto, con qualche prudenza sui cibi molto duri. Durante i mesi con la struttura di passaggio serve invece una consistenza ridotta, perché in quel periodo la guarigione attorno alle radici artificiali è ancora in corso.
Dipende dalla costruzione, dal supporto delle labbra e dall'altezza disponibile. Le prove prima della consegna servono esattamente a questo: si verificano forma, tonalità, sostegno del labbro e pronuncia, e si corregge finché il risultato non convince anche te.
Pesa, perché riduce l'irrorazione dei tessuti attorno alle radici artificiali e rende più probabile un'infiammazione tardiva. Non ti viene chiesto di smettere come condizione formale, ma di saperlo e di parlarne apertamente prima di decidere.
Più spesso nel primo anno, poi a intervalli decisi sul tuo caso. Chi ha avuto una malattia gengivale o fuma ha bisogno di controlli più stretti. In ogni richiamo la struttura viene svitata, igienizzata e riavvitata, e i tessuti vengono sondati e annotati.
Quasi sempre sì, e il modo dipende dai materiali. Le soluzioni con rivestimento in resina si riparano spesso in tempi brevi; quelle in ceramica richiedono un passaggio in laboratorio. Chiedilo prima di scegliere fra le varianti che ti vengono proposte.
No. Nei percorsi programmati esiste sempre una soluzione di passaggio, fissa o removibile secondo le condizioni rilevate durante la seduta. Che tipo sarà lo si concorda prima, in modo che tu sappia già che cosa aspettarti uscendo dallo studio.
Può cambiare, se quel no è arrivato senza una misura tridimensionale. Una immagine piatta non mostra lo spessore, e lo spessore è metà del problema. Rifacciamo la misura in sede e ti diciamo se la risposta resta la stessa oppure no.
Alcuni mesi, il tempo necessario perché l'osso faccia presa attorno alle superfici inserite. Non è un intervallo comprimibile a richiesta. Nel frattempo porti la soluzione di passaggio e vieni ai richiami in cui si controlla come sta procedendo la guarigione.
Il Dott. Edoardo Palla, Direttore Sanitario dello studio di Via Carducci, iscritto all'Albo degli Odontoiatri di Pisa con il numero 427 dal settembre 2004. È la stessa persona a valutare, a operare e a tenere i richiami successivi.
Le altre pagine dello studio di Ghezzano su questo tema, con il medico che le segue.