Dentiera a Pisa
Un apparecchio che si toglie non è una resa: fatto bene, appoggiato dove deve e controllato negli anni, restituisce la tavola e la parola. Con il Dott. Edoardo Palla, in Via Carducci a Ghezzano.
Un apparecchio che si toglie non è una resa: fatto bene, appoggiato dove deve e controllato negli anni, restituisce la tavola e la parola. Con il Dott. Edoardo Palla, in Via Carducci a Ghezzano.
Questa pagina spiega come funziona una dentiera a Pisa: la differenza fra l'apparecchio che sostituisce un'arcata intera e quello che si aggancia ai denti rimasti, perché le prime settimane sono le più difficili, quanto dura l'adattamento, come si dà stabilità a un manufatto che balla, quante sedute servono per costruirlo, come si pulisce e ogni quanto va ribasato. In coda trovi le situazioni tipiche del bacino di Ghezzano, i casi in cui conviene un'altra strada e le domande più frequenti.
Chi arriva su questa pagina lo fa quasi sempre per due motivi opposti: sta per riceverne una e vuole sapere che vita l'aspetta, oppure ne porta una da anni e non la sopporta più. Sono due domande diverse e qui trovano risposta entrambe, senza girare attorno alla parte scomoda.
L'apparecchio rimovibile è il ramo mobile della protesi dentale; l'alternativa che non si toglie è descritta nella pagina della soluzione fissa. Lo studio riceve in Via Giosuè Carducci 51 a Ghezzano, alle porte di Pisa: fuori dalla ZTL, con il parcheggio davanti alla porta, che per chi porta un lavoro in prova e torna spesso non è un dettaglio.
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L'appoggio. Quella totale si regge solo sulla gengiva e sull'osso sottostante, quella parziale scarica parte del lavoro sui denti ancora presenti.
È una differenza che si sente a tavola dal primo giorno. Un apparecchio agganciato a elementi naturali ha un riferimento fisso e non scappa; uno che poggia sulla sola mucosa è tenuto dalla forma, dalla saliva e dalla muscolatura, e la sua stabilità dipende dalla cresta ossea rimasta.
Anche i materiali cambiano di conseguenza. La versione totale è in resina, con i denti montati sopra; quella parziale può avere una struttura metallica sottile che la rende più rigida e meno ingombrante, e che è il motivo per cui spesso risulta più sopportabile.

Perché la bocca la tratta da corpo estraneo e la muscolatura non ha ancora imparato a tenerla: nelle prime settimane sono lingua e guance a sabotarla, non il manufatto.
Succede a quasi tutti e va detto prima, non dopo. La lingua cerca lo spazio che aveva, le guance non sanno dove appoggiarsi, la saliva aumenta per qualche giorno: sono reazioni previste, che rientrano man mano.
Altro discorso sono i punti che fanno male. Un'area arrossata in un punto preciso significa che lì la base preme troppo e va alleggerita: si corregge in pochi minuti in studio. Stringere i denti e resistere è l'errore più comune, perché una lesione della mucosa peggiora ogni giorno che passa.

Da due a sei settimane per la maggior parte delle persone, con un ordine quasi sempre uguale: prima torna la parola, poi i cibi morbidi, infine il morso su qualcosa di consistente.
La fonetica è la prima a sistemarsi ed è anche la più fastidiosa all'inizio: certe consonanti escono diverse e sembra che tutti se ne accorgano. Leggere ad alta voce dieci minuti al giorno accorcia questo tratto.
Per la masticazione si procede per gradi: cibi morbidi tagliati piccoli la prima settimana, morso distribuito su entrambi i lati, e pazienza con la frutta croccante, che arriva per ultima.

Non rimandare la valutazione: raccontaci il tuo caso e ricevi un piano di cura scritto, con le alternative possibili.
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Quasi sempre sì, e prima di rifarla conviene capire perché si muove: una base scollata dalla gengiva si riadatta, una base corretta ma senza appoggi si ancora.
La strada più efficace nell'arcata inferiore, che è quella che dà i problemi maggiori, è l'ancoraggio a due o più radici artificiali: funzionano come bottoni a pressione, l'apparecchio scatta in sede e smette di sollevarsi quando mastichi. Continui a toglierlo per pulirlo, ma non scappa più.
Non è l'unica opzione e non è sempre praticabile: serve osso sufficiente, che si misura con la TAC Cone Beam in sede. Quando non c'è, si lavora sulla base, sui bordi e sui contatti fra le arcate, che spesso sono la vera causa del movimento.

In genere quattro o cinque appuntamenti distribuiti su alcune settimane: impronte, registrazione dei rapporti fra le arcate, prova dei denti montati in cera, consegna e controlli ravvicinati.
La prova in cera è il passaggio da non saltare mai: è l'unico momento in cui forma, colore e posizione dei denti si cambiano guardandosi allo specchio. Dopo la lavorazione finale, ogni modifica costa un rifacimento parziale.
In questa fase è utile farsi accompagnare da qualcuno che ti conosce bene. Chi ti vede tutti i giorni si accorge di una proporzione sbagliata prima di te, che stai guardando una bocca a cui non sei ancora abituato.

Si lava fuori dalla bocca ogni giorno con spazzola e detergente apposito, mai con dentifrici abrasivi; la ribasatura si valuta di norma ogni due o tre anni.
La gengiva sotto continua a modificarsi anche quando l'apparecchio è perfetto: l'osso che non riceve più il carico di una radice si riduce lentamente, e fra base e mucosa compare uno spazio. La ribasatura riempie quello spazio e restituisce l'aderenza persa.
Le paste adesive da banco mascherano il problema: quando ne serve sempre di più, il messaggio è che l'appoggio non c'è. Per questo il controllo annuale guarda i tessuti, non solo il manufatto.

La parola torna quasi per intero; la forza del morso resta inferiore a quella dei denti naturali, e questo va detto prima e non dopo la consegna.
Chi promette una masticazione identica a quella di prima sta esagerando. Un apparecchio rimovibile ben costruito riporta in tavola quasi tutto, ma la crosta dura resta una fatica, soprattutto in basso.
È esattamente questo il punto in cui l'ancoraggio su radici artificiali cambia il quadro, e il motivo per cui vale la pena valutarlo prima di rassegnarsi. La decisione resta tua: aspettative dichiarate in anticipo evitano delusioni che nessuna correzione successiva ripara.

Il Dott. Edoardo Palla, Direttore Sanitario, iscritto all'Albo degli Odontoiatri di Pisa dal 2004: dalle impronte alle ribasature degli anni successivi.
Il rimovibile è la parte dell'odontoiatria in cui i controlli contano quanto la costruzione. Un apparecchio consegnato e mai più rivisto lavora contro la gengiva che lo sostiene: per questo il richiamo entra in agenda il giorno della consegna.
Il manufatto lo realizza l'odontotecnico su progetto dello studio; la documentazione sui dispositivi su misura ti viene consegnata alla fine. Le fasce di spesa stanno nella pagina prezzi della protesi, separate dal ragionamento clinico perché non lo condizionino.

La prima è la signora sopra i settanta che arriva da Vecchiano o da Migliarino con un apparecchio superiore che tiene bene e uno inferiore che si solleva a ogni boccone. È quasi una regola: sotto la cresta ossea è più stretta, e la soluzione passa dagli ancoraggi più che dal rifacimento.
La seconda è l'uomo intorno ai sessantacinque che ha ancora cinque denti in basso e non vuole perderli. Qui la scelta è fra un parziale agganciato a quello che resta e una strada più impegnativa: si mettono sul tavolo entrambe, con vantaggi e limiti, e si decide seduti.
La terza è chi viene da Calci o da Vicopisano e nelle prime settimane torna più volte per le correzioni: sapere che l'ambulatorio sta fuori dalla ZTL, con il posto auto davanti, cambia la disponibilità a farsi controllare invece di sopportare.

L'apparecchio rimovibile ha indicazioni precise. In queste situazioni la risposta giusta è un'altra, o arriva dopo altri passaggi.






Corone, ponti e protesi si pagano per fasi: il provvisorio, poi il definitivo consegnato dal laboratorio.
Il preventivo è scritto e ti viene consegnato al termine della prima visita, prima che inizi qualsiasi trattamento: sai cosa comprende, cosa non comprende e in quante sedute si svolge.
Per i trattamenti che si sviluppano in più fasi il pagamento segue le fasi, secondo quanto concordato prima di iniziare. Le spese odontoiatriche sono detraibili nella dichiarazione dei redditi nella misura prevista dalla legge, con fattura e pagamento tracciabile.
I prezzi di listino dei trattamenti principali sono pubblicati nella [pagina dei prezzi](/prezzi/): il preventivo scritto resta l'unico documento che vale per il tuo caso.
050 9910086 · Rispondiamo Lunedì – Giovedì, 9:00 – 13:00 e 15:30 – 19:30 · Venerdì, 8:30 – 13:30 · Sabato, 9:00 – 13:00
Un consulto per protesi mobile (dentiera) a Pisa: la visita serve a capire, non a decidere per te. Parlarci non ti impegna.
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Di norma no: la gengiva ha bisogno di alcune ore al giorno senza carico e senza copertura. Si toglie la sera, si pulisce e si conserva in un contenitore con acqua. Fanno eccezione le prime notti dopo la consegna, quando a volte si chiede di tenerlo per facilitare l'adattamento.
Esiste una versione immediata, costruita prima sulle impronte e inserita subito dopo l'intervento, per non restare scoperti. È una soluzione di passaggio: la gengiva cambia molto nei mesi seguenti e servirà una ribasatura o un rifacimento.
La manutenzione prevede il controllo annuale e una ribasatura ogni due o tre anni in media, più eventuali riparazioni. Le voci e le fasce sono nella pagina dei prezzi della protesi, dove è indicato che cosa comprende ciascuna e che cosa resta fuori.
La causa più frequente di rottura è la caduta sul lavandino durante la pulizia: si lava sopra una bacinella d'acqua o un panno. Una frattura netta si ripara spesso in giornata; se il manufatto si spezza più volte nello stesso punto, il problema è l'appoggio, non la resina.
No, i denti in resina non rispondono ai prodotti sbiancanti. Le macchie superficiali si tolgono con una pulizia professionale del manufatto; quando il colore è cambiato in profondità dopo molti anni, l'unica strada è la sostituzione.
Nelle prime settimane sì, e altera un po' la percezione dei sapori caldi e freddi. Dopo l'adattamento la sensazione si attenua molto. Quando resta insopportabile si valutano disegni che liberano il palato, possibili però solo con ancoraggi adeguati.
Non basta. Serve una spazzola apposita e un detergente specifico, ogni giorno, più un ammollo periodico con le pastiglie effervescenti. Dentifrici e paste abrasive vanno evitati perché graffiano la superficie e le graffiature trattengono i pigmenti.
Dipende da dove cadono. Nei settori posteriori sono poco visibili; nella zona anteriore si studiano soluzioni alternative, come attacchi nascosti dentro le corone dei denti di appoggio. Se ne parla in fase di progetto, guardando dove si ferma il tuo sorriso.
Nell'arcata inferiore due sono spesso sufficienti per ottenere un cambiamento netto; in quella superiore di solito ne servono di più per lo stesso risultato. Il numero si decide sulla TAC, in base a quanto osso è disponibile e in quali punti.
La bocca cambia e al ritorno non calza più. Succede spesso a chi la abbandona dopo un periodo difficile. Prima di rifare tutto conviene farla vedere: in molti casi una ribasatura e la correzione dei contatti la rimettono in uso.
Va concordato con l'oncologo e valutato caso per caso: alcune terapie rendono la mucosa fragile e un appoggio che preme diventa dannoso. In quei periodi si riducono le ore di utilizzo e si aumentano i controlli, senza necessariamente rinunciarvi.
Sì, purché sia stabile e non ci siano punti dolenti aperti. Conviene partire con il contenitore, il detergente e, se l'hai appena ricevuta, un appuntamento fissato al rientro: le prime settimane sono quelle in cui le correzioni servono di più.
Le altre pagine dello studio di Ghezzano su questo tema, con il medico che le segue.